TRIZIVIR 300 mg/150 mg /300 mg compresse rivestite con film
Ogni compressa rivestita con film contiene 300 mg di abacavir (come abacavir solfato), 150 mg di lamivudina e 300 mg di zidovudina.
Per l’elenco completo degli eccipienti, vedere paragrafo 6.1.
Compressa rivestita con film. Le compresse rivestite con film a forma di capsula, sono di colore blu - verde, con impresso "GX LL1" su un lato.
Trizivir è indicato per il trattamento di soggetti adulti con infezione da Virus dell'Immunodeficienza Umana (HIV).
Questa combinazione fissa sostituisce i tre componenti (abacavir, lamivudina e zidovudina) usati separatamente ai medesimi dosaggi.
Si raccomanda che il trattamento venga iniziato con abacavir, lamivudina e zidovudina separatamente per le prime 6-8 settimane (vedere paragrafo 4.4).
La scelta di questa combinazione fissa dovrebbe essere basata non solo sul criterio di potenziale aderenza ma prevalentemente sull'efficacia attesa e sui rischi correlati ai tre analoghi nucleosidi. La dimostrazione del beneficio di Trizivir si basa soprattutto sui risultati degli studi effettuati nel trattamento di pazienti mai trattati o moderatamente trattati con antiretrovirali, con malattia non avanzata.
In pazienti con alta carica virale (>100.000 copie/ml) la scelta della terapia necessita di attenta considerazione (vedere paragrafo 5.1).
La terapia deve essere iniziata da un medico con esperienza nella gestione dell'infezione da HIV.
La dose raccomandata di Trizivir negli adulti (di oltre 18 anni di età) è di una compressa due volte al giorno.
Trizivir può essere assunto con o senza cibo.
Nei casi in cui si renda necessaria la sospensione della terapia con uno dei principi attivi di Trizivir o una riduzione della dose, sono disponibili preparazioni separate di abacavir, lamivudina e zidovudina.
Compromissione renale: mentre non è necessario alcun aggiustamento della posologia di abacavir in pazienti con disfunzione renale, i livelli di lamivudina e zidovudina sono aumentati nei pazienti con compromissione renale a causa della ridotta clearance.
Pertanto, poiché possono essere necessari aggiustamenti della posologia, si raccomanda di utilizzare preparazioni separate di abacavir, lamivudina e zidovudina nei pazienti con ridotta funzionalità renale (clearance creatinina
<50 ml/min).
Il medico è invitato a fare riferimento ai singoli Riassunti delle Caratteristiche del Prodotto di questi medicinali.
Trizivir non deve essere somministrato a pazienti con malattia renale all’ultimo stadio (vedere paragrafi 4.3 e 5.2).
Compromissione epatica: Trizivir è controindicato nei pazienti con compromissione epatica (vedere paragrafi 4.3 e 5.2).
Anziani: attualmente non sono disponibili dati di farmacocinetica nei pazienti di età superiore ai 65 anni.
Tuttavia è consigliata speciale attenzione in questa classe di età a causa delle modificazioni associate all’età stessa come la diminuita funzionalità renale e le alterazioni dei parametri ematologici.
Aggiustamenti posologici nei pazienti con reazioni avverse ematologiche: possono rendersi necessari aggiustamenti nella posologia della zidovudina se i livelli di emoglobina scendono al di sotto di 9 g/dl o 5,59 mmol/l o la conta dei neutrofili scende al di sotto di 1,0 x 109/l (vedere paragrafi 4.3 e 4.4).
Poichè non è possibile l'aggiustamento della posologia di Trizivir devono essere usate preparazioni separate di abacavir, lamivudina e zidovudina.
Il medico è invitato a fare riferimento ai singoli Riassunti delle Caratteristiche del Prodotto di questi medicinali.
Trizivir è controindicato nei pazienti con ipersensibilità nota all'abacavir, alla lamivudina o alla zidovudina o nei confronti di uno qualsiasi degli eccipienti.
Vedi LE INFORMAZIONI NEL RIQUADRO SULLE REAZIONI DI IPERSENSIBILITA’ nel paragrafo 4.4 e paragrafo 4.8.
Trizivir è controindicato in pazienti con malattia renale all'ultimo stadio.
Trizivir è controindicato nei pazienti con compromissione epatica.
A causa del principio attivo zidovudina, Trizivir è controindicato nei pazienti con marcata neutropenia (<0,75 x 109/l) oppure con livelli molto bassi di emoglobina (<7,5 g/dl o 4,65 mmol/l) (vedere paragrafo 4.4).
Le avvertenze speciali e le precauzioni relative ad abacavir, lamivudina e zidovudina sono incluse in questo paragrafo.
Non ci sono ulteriori avvertenze e precauzioni relative all'associazione Trizivir.
Reazione di ipersensibilità (vedere anche paragrafo 4.8): Negli studi clinici circa il 5% dei soggetti in trattamento con abacavir (che è anche il principio attivo di Ziagen) sviluppa una reazione di ipersensibilità.
Alcuni di questi casi si sono rivelati pericolosi per la vita e hanno avuto esito fatale nonostante le precauzioni prese.
• Descrizione Le reazioni di ipersensibilità sono caratterizzate dalla comparsa di sintomi che indicano un coinvolgimento di sistema multi-organo.
Quasi tutte le reazioni di ipersensibilità avranno febbre e/o rash come parte della sindrome.
Altri segni e sintomi possono includere segni e sintomi respiratori quali dispnea, mal di gola, tosse ed anomali reperti radiologici a livello toracico (soprattutto infiltrati che possono essere localizzati), sintomi gastrointestinali, come nausea, vomito, diarrea o dolori addominali, e possono condurre ad una erronea diagnosi dell'ipersensibilità interpretata come patologia respiratoria (polmonite, bronchite, faringite) o gastroenterite.
Altri segni o sintomi di reazione di ipersensibilità osservati frequentemente possono includere stato di torpore o malessere e sintomi muscoloscheletrici (mialgia, raramente miolisi, artralgia).
I sintomi correlati a questa reazione di ipersensibilità peggiorano con il prosieguo della terapia e possono essere pericolosi per la vita.
Questi sintomi generalmente si risolvono dopo la sospensione di abacavir.
• Gestione I sintomi della reazione di ipersensibilità generalmente avvengono entro le prime sei settimane dall'inizio del trattamento con abacavir anche se tali reazioni possono avvenire in ogni momento durante il corso del trattamento.
I pazienti devono essere strettamente controllati, specialmente durante i primi due mesi di trattamento con Trizivir mediante consultazione medica ogni due settimane.
I pazienti ai quali sia stata diagnosticata una reazione di ipersensibilità in corso di terapia, DEVONO sospendere immediatamente Trizivir.
Trizivir, o qualsiasi altro medicinale contenente abacavir (ad esempio Kivexa, Ziagen), NON DEVE MAI essere assunto di nuovo nei pazienti che hanno interrotto la terapia a causa di una reazione di ipersensibilità.
La riassunzione di abacavir dopo una reazione di ipersensibilità provoca un’immediata ricomparsa dei sintomi entro poche ore.
Tale ripresentazione dei sintomi è generalmente più grave della forma verificatasi all’inizio e può includere sia ipotensione pericolosa per la vita sia la morte.
Al fine di evitare un ritardo nella diagnosi e di minimizzare il rischio di una reazione di ipersensibilità pericolosa per la vita, Trizivir deve essere sospeso definitivamente qualora non sia possibile escludere l’ipersensibilità anche quando altre diagnosi siano possibili (patologie respiratorie, malattia simil influenzale, gastroenterite o reazioni ad altri medicinali). Si deve porre particolare attenzione verso quei pazienti che iniziano contemporaneamente il trattamento con Trizivir e con altri farmaci noti per indurre tossicità cutanea (come gli inibitori non nucleosidici della trascrittasi inversa - NNRTI).
Questo perchè attualmente è difficile trovare una differenza tra i rash indotti da questi prodotti e le reazioni di ipersensibilità correlate ad abacavir.
• Gestione dopo interruzione della terapia con Trizivir Se la terapia con Trizivir è stata sospesa per qualche ragione e se ne considera il reinizio, si deve stabilire il motivo della sospensione per verificare se il paziente non abbia avuto alcuni sintomi di una reazione di ipersensibilità.
Qualora non possa essere esclusa una reazione di ipersensibilità, Trizivir o qualsiasi altro medicinale contenente abacavir (ad esempio Kivexa, Ziagen) non deve essere assunto nuovamente.
Reazioni di ipersensibilità a rapida insorgenza, talora dimostratesi pericolose per la vita, si sono verificate dopo che abacavir era stato assunto nuovamente da pazienti che, prima di interrompere abacavir, avevano manifestato anche solo uno dei sintomi principali dell’ipersensibilità (rash cutaneo, febbre, sintomi gastrointestinali, respiratori o sintomi quali, stato di torpore e malessere).
Il sintomo più comune identificato in una reazione di ipersensibilità è stato il rash cutaneo.
Tuttavia, in rarissimi casi sono state riferite reazioni di ipersensibilità in pazienti che avevano ripreso la terapia e che non avevano manifestato in precedenza sintomi di una reazione di ipersensibilità.
In entrambi i casi, se si decide di riprendere Trizivir, ciò dovrà essere fatto in un ambiente dove sia disponibile un pronto intervento medico.
• Fattori di rischio L’analisi dei fattori di rischio clinici di ipersensibilità ad abacavir ha identificato in maniera ripetuta che il rischio per i soggetti di razza nera è di circa la metà del rischio rispetto ad altri gruppi razziali messi insieme.
Poiché ciò rappresenta ancora un rischio significativo (dal momento che circa il 5% dei soggetti trattati negli studi clinici con abacavir sviluppa una reazione di ipersensibilità) lo stesso accurato controllo va messo in atto per i pazienti di tutti i gruppi razziali.
Inoltre, due studi retrospettivi, caso controllo di farmacogenetica hanno mostrato come la presenza di HLA-B*5701 sia associata ad un incremento significativo del rischio di ipersensibilità clinicamente sospetta nella popolazione caucasica.
Si stima che nella popolazione caucasica circa il 50 % dei pazienti con l’allele HLA-B*5701 sviluppi una sospetta reazione di ipersensibilià (HSR) in corso di trattamento con abacavir in confronti a meno del 3 % dei pazienti che non hanno l’allele HLAB*5701.
Questa associazione genetica non è stata valutata in studi clinici prospettici controllati ma tali studi sono in corso per poter meglio valutare l’associazione tra la comparsa di HSR e la presenza dell’allele HLA-B*5701.
Tuttavia, è da notare che nella popolazione caucasica tra i pazienti con una sospetta reazione di ipersensibilità il 50 % non risultava portatore di HLA-B*5701.
Pertanto, la diagnosi clinica di sospetta reazione di ipersensibilità ad abacavir deve rimanere la base sulla quale adottare una decisione clinica.
E’ importante interrompere definitivamente abacavir e non riprendere il trattamento con abacavir qualora, su basi cliniche, non si possa escludere l’ipersensibilità.
L’assenza dell’allele HLA-B*5701 non giustifica la ripresa del trattamento con abacavir poiché esiste il rischio potenziale di una reazione fatale dopo la ripresa del trattamento.
La stessa raccomandazione si applica per altre razze e gruppi etnici sebbene i dati siano più limitati in questi gruppi.
• Informazioni essenziali per il paziente Chi prescrive il farmaco deve assicurarsi che il paziente sia pienamente informato riguardo alle seguenti informazioni sulla reazione di ipersensibilità: - I pazienti devono essere informati della possibilità di una reazione di ipersensibilità ad abacavir che può risultare in una reazione pericolosa per la vita o nella morte.
- I pazienti che sviluppino segni o sintomi possibilmente collegati con una reazione di ipersensibilità DEVONO CONTATTARE il loro medico IMMEDIATAMENTE.
- Si deve ricordare ai pazienti che sono ipersensibili ad abacavir, che essi non devono più prendere Trizivir o qualsiasi altro medicinale contenente abacavir (ad esempio Kivexa, Ziagen).
- Per evitare la riassunzione di Trizivir, i pazienti che hanno subito la reazione di ipersensibilità devono eliminare le compresse rimanenti di Trizivir in loro possesso secondo le disposizioni locali, e richiedere consiglio al proprio medico o al farmacista.
- I pazienti che hanno sospeso Trizivir per qualsiasi ragione, e in particolare a causa di una possibile reazione avversa o malattia, devono essere avvisati di contattare il proprio medico prima di assumerlo di nuovo.
- I pazienti devono essere avvisati dell’importanza di assumere regolarmente Trizivir.
- Si raccomanda che ogni paziente legga il Foglio Illustrativo incluso nella confezione di Trizivir.
Si deve ricordare inoltre ai pazienti l’importanza di rimuovere il Cartellino di Avvertimento incluso nella confezione e di portarlo sempre con sé.
Acidosi lattica: con l’uso di analoghi nucleosidici è stata riportata acidosi lattica di solito associata ad epatomegalia e steatosi epatica.
Sintomi precoci (iperlattacidemia sintomatica) che includono sintomi non gravi a carico dell’apparato digerente (nausea, vomito e dolore addominale), malessere non specifico, perdita di appetito, perdita di peso, sintomi respiratori (respirazione accelerata e/o profonda) o sintomi neurologici (compresa debolezza motoria).
L’acidosi lattica presenta un’alta mortalità e può essere associata a pancreatite, insufficienza epatica o insufficienza renale.
L'acidosi lattica è stata in genere osservata sia dopo i primi mesi di trattamento sia dopo molti mesi. Il trattamento con analoghi nucleosidici deve essere interrotto in caso di comparsa di iperlattacidemia sintomatica e acidosi metabolica/lattica, epatomegalia progressiva o rapido incremento dei livelli di aminotransferasi.
Si deve prestare cautela nel somministrare analoghi nucleosidici a pazienti (in particolare donne obese) con epatomegalia, epatite od altri noti fattori di rischio di malattia epatica e steatosi epatica (compresi alcuni medicinali e alcool).
I pazienti con infezione concomitante da epatite C e trattati con alfa interferone e ribavirina possono essere ad alto rischio.
I pazienti con aumentato rischio devono essere attentamente seguiti.
Disfunzione mitocondriale: è stato dimostrato che gli analoghi nucleosidici e nucleotidici sia in vivo che in vitro causano un grado variabile di danno mitocondriale.
Sono stati riportati casi di disfunzione mitocondriale in neonati HIV-negativi esposti agli analoghi nucleosidici in utero e/o dopo la nascita.
I principali eventi avversi riportati sono disturbi ematologici (anemia, neutropenia), disturbi metabolici (iperlattatemia e iperlipasemia).
Questi eventi sono spesso transitori.
Sono stati riportati disturbi neurologici a comparsa ritardata (ipertonia, convulsioni, anomalie comportamentali).
Al momento non è noto se i disturbi neurologici siano transitori o permanenti.
Ogni bambino esposto in utero ad analoghi nucleosidici e nucleotidici, anche i bambini HIV-negativi, deve essere sottoposto a follow-up clinico e di laboratorio e deve essere controllato a fondo per quanto riguarda una possibile disfunzione mitocondriale in caso di comparsa dei segni e sintomi relativi.
Queste osservazioni non hanno effetto sulle attuali linee guida nazionali di impiego della terapia antiretrovirale nelle donne in gravidanza per prevenire la trasmissione verticale dell’HIV.
Lipodistrofia: la terapia antiretrovirale combinata è stata associata alla ridistribuzione del grasso corporeo (lipodistrofia) in pazienti con infezione da HIV.
Le conseguenze a lungo termine di questi eventi sono attualmente sconosciute.
La conoscenza del meccanismo è incompleta.
É stata ipotizzata una associazione tra lipomatosi viscerale e inibitori della proteasi (PIs) e lipoatrofia e inibitori nucleosidici della trascrittasi inversa (NRTI’s).
Un rischio maggiore di lipodistrofia è stato associato alla presenza di fattori individuali, quali l’età avanzata, e fattori legati al farmaco, come la maggior durata del trattamento antiretrovirale e dei disturbi metabolici associati.
L’esame clinico deve includere la valutazione dei segni fisici di ridistribuzione del grasso.
Occorre prendere in considerazione il dosaggio dei lipidi serici e della glicemia a digiuno.
I disordini del metabolismo lipidico devono essere trattati in maniera clinicamente appropriata (vedere paragrafo 4.8 ).
Reazioni avverse ematologiche: ci si può attendere che nei pazienti in trattamento con zidovudina si verifichino anemia, neutropenia e leucopenia (di solito secondaria alla neutropenia).
Queste reazioni avvengono con maggior frequenza ai dosaggi più alti di zidovudina (1200 - 1500 mg/die) e in pazienti con una scarsa riserva di tessuto midollare prima del trattamento, in particolar modo in quelli con una malattia da HIV in fase avanzata.
Pertanto i parametri ematologici devono essere attentamente tenuti sotto controllo (vedere paragrafo 4.3) nei pazienti che ricevono Trizivir.
Questi effetti ematologici di solito non vengono osservati prima di 4-6 settimane di trattamento.
Nei pazienti con malattia da HIV sintomatica in fase avanzata, si raccomanda generalmente di effettuare i controlli ematologici almeno ogni due settimane per i primi tre mesi di terapia ed almeno ogni mese in seguito.
Nei pazienti con malattia da HIV in fase precoce le reazioni avverse ematologiche sono infrequenti.
A seconda delle condizioni generali del paziente i test ematologici possono essere effettuati con minor frequenza, per esempio ogni uno-tre mesi.
Inoltre, può essere richiesto un aggiustamento della posologia della zidovudina se si verificano anemia grave e mielosoppressione durante il trattamento con Trizivir, o nei pazienti con preesistente compromissione midollare, ad es.
emoglobina
<9 g/dl (5,59 mmol/l) o conta dei neutrofili <1,0 x 109 /l (vedere paragrafo 4.2).
Poichè non è possibile un aggiustamento della posologia di Trizivir, devono essere impiegate preparazioni separate di lamivudina e zidovudina.
Il medico è invitato a far riferimento, per la prescrizione di questi farmaci, alle informazioni relative ai singoli medicinali.
Pancreatite: raramente si sono verificati casi di pancreatite nei pazienti trattati con abacavir, lamivudina e zidovudina.
Tuttavia non è chiaro se questi casi siano stati provocati dal trattamento con altri medicinali o dalla malattia da HIV in corso.
Il trattamento con Trizivir deve essere interrotto immediatamente se si verificano segni clinici, sintomi, o anomalie di laboratorio indicativi di pancreatite.
Malattia epatica: se la lamivudina viene impiegata in concomitanza per il trattamento dell’HIV e dell’HBV, nel Riassunto delle Caratteristiche del Prodotto di Zeffix sono disponibili ulteriori informazioni relative all’impiego di lamivudina nel trattamento dell’infezione da virus dell’epatite B. La sicurezza e l’efficacia di Trizivir non sono state stabilite nei pazienti con significativi disturbi epatici concomitanti.
Trizivir è controindicato nei pazienti con compromissione epatica (vedere paragrafo 4.3).
I pazienti con epatite cronica B o C e trattati con una terapia di combinazione antiretrovirale sono considerati ad aumentato rischio di eventi avversi epatici gravi e potenzialmente fatali.
In caso di terapia antivirale concomitante per l’epatite B o C si faccia riferimento alle relative informazioni di tali medicinali.
Se Trizivir viene sospeso nei pazienti con infezione concomitante da virus dell’epatite B, si raccomanda un controllo periodico sia dei test di funzionalità epatica sia dei marker di replicazione dell’HBV, dal momento che la sospensione della lamivudina può condurre ad una riacutizzazione dell’epatite (vedi RCP di Zeffix).
I pazienti con disfunzione epatica pre-esistente, comprendente l’epatite cronica attiva, presentano una aumentata frequenza di anomalie della funzionalità epatica durante la terapia antiretrovirale di combinazione e devono essere monitorati secondo la prassi consueta.
Qualora si evidenzi un peggioramento della malattia epatica in tali pazienti, si deve prendere in considerazione l’interruzione o la definitiva sospensione del trattamento.
Bambini e adolescenti: poichè i dati disponibili non sono sufficienti, non è raccomandato l'uso di Trizivir nei bambini e negli adolescenti.
In questa popolazione di pazienti le reazioni di ipersensibilità sono particolarmente difficili da identificare.
Sindrome da riattivazione immunitaria: in pazienti affetti da HIV con deficienza immunitaria grave al momento della istituzione della terapia antiretrovirale di combinazione (CART), può insorgere una reazione infiammatoria a patogeni opportunisti asintomatici o residuali e causare condizioni cliniche serie, o il peggioramento dei sintomi.
Tipicamente, tali reazioni sono state osservate entro le primissime settimane o mesi dall’inizio della terapia antiretrovirale di combinazione (CART).
Esempi rilevanti di ciò sono le retiniti da citomegalovirus, le infezioni micobatteriche generalizzate e/o focali e la polmonite da Pneumocystis carinii.
Qualsiasi sintomo infiammatorio deve essere valutato e deve essere instaurato un trattamento, se necessario.
Osteonecrosi: sebbene l’eziologia sia considerata multifattoriale (compreso l’impiego di corticosteroidi, il consumo di alcol, l’immunosoppressione grave, un più elevato indice di massa corporea), sono stati riportati casi di osteonecrosi soprattutto nei pazienti con malattia da HIV in stadio avanzato e/o esposti per lungo tempo alla terapia antiretrovirale di combinazione (CART).
Ai pazienti deve essere raccomandato di rivolgersi al medico in caso di comparsa di fastidi, dolore e rigidità alle articolazioni, o difficoltà nel movimento. Infezioni opportunistiche: i pazienti devono essere avvertiti che Trizivir od altre terapie antiretrovirali non guariscono l'infezione da HIV e pertanto essi possono continuare a sviluppare infezioni opportunistiche ed altre complicanze dell'infezione da HIV.
Pertanto i pazienti devono rimanere sotto stretta osservazione clinica da parte di medici esperti nel trattamento di tali patologie associate all’HIV.
Varie: i pazienti vanno avvertiti che l'attuale terapia antiretrovirale, incluso Trizivir, non si é dimostrata in grado di impedire la trasmissione dell'HIV ad altri, tramite contatti sessuali o per contaminazione ematica.
Si devono continuare ad adottare le adeguate precauzioni.
Al momento non sono disponibili dati sufficienti sull'efficacia e la tollerabilità di Trizivir somministrato in associazione con NNRTI o PI (vedere paragrafo 5.1).
Poichè Trizivir contiene abacavir, lamivudina e zidovudina ogni interazione che sia stata identificata con i singoli medicinali può verificarsi con Trizivir. La probabilità di interazioni metaboliche con la lamivudina è bassa a causa del limitato metabolismo e del basso legame con le proteine plasmatiche e della clearance renale pressochè completa.
La zidovudina è eliminata principalmente mediante la coniugazione epatica con un metabolita inattivo glucuronidato.
I medicinali che vengono eliminati principalmente attraverso il metabolismo epatico specialmente attraverso la via della glucuronidazione, possono inibire potenzialmente il metabolismo della zidovudina.
Sulla base dei risultati in vitro e sui principali sistemi metabolici conosciuti di abacavir, la possibilità che il P450 medi interazioni di abacavir con altri medicinali, è bassa. Studi clinici hanno dimostrato che non si verificano interazioni clinicamente significative tra abacavir, lamivudina e zidovudina.
Le interazioni riportate di seguito non devono essere considerate complete ma sono rappresentative delle classi di medicinali che richiedono cautela.
Interazioni relative all’abacavir Sulla base dei risultati in vitro e sui principali sistemi metabolici conosciuti di abacavir, la possibilità che il P450 medi interazioni di abacavir con altri medicinali, è bassa.
Il P450 non gioca un ruolo principale nel metabolismo di abacavir e abacavir non inibisce il metabolismo mediato da CYP3A4.
Abacavir ha anche dimostrato in vitro di non inibire gli enzimi CYP3A4, CYP2C9 o CYP2D6, in concentrazioni clinicamente rilevanti.
Pertanto vi sono scarse probabilità di interazioni con PI antiretrovirali ed altri medicinali metabolizzati dai principali enzimi P450.
Potenti induttori enzimatici come la rifampicina, il fenobarbital e la fenitoina, possono, attraverso la loro azione su l'UDP-glucuroniltransferasi, far diminuire leggermente la concentrazione plasmatica di abacavir.
Il metabolismo di abacavir è alterato dalla presenza contemporanea di etanolo, con conseguente aumento della AUC di abacavir di circa 41%.
Questi risultati non sono considerati clinicamente significativi.
Abacavir non ha effetto sul metabolismo dell'etanolo.
I composti retinoidi sono eliminati attraverso l'alcool deidrogenasi.
L'interazione con abacavir è possibile ma non è stata studiata.
In uno studio di farmacocinetica la somministrazione concomitante di 600 mg di abacavir due volte al giorno con metadone ha mostrato una riduzione del 35% della Cmax di abacavir e un prolungamento di un’ora nella tmax ma la AUC non era cambiata.
I cambiamenti nella farmacocinetica di abacavir non erano considerati clinicamente significativi.
In questo studio abacavir aumentava la media della clearance sistemica del metadone del 22%.
L'induzione degli enzimi che metabolizzano il farmaco non può pertanto essere esclusa.
I pazienti che vengono trattati con metadone e abacavir devono essere controllati per la comparsa di sintomi di astinenza indicativi di un sotto dosaggio, poichè talvolta può essere richiesto un riaggiustamento del dosaggio del metadone. Interazioni relative alla lamivudina Deve essere tenuta in considerazione la possibilità di interazioni con altri medicinali somministrati in concomitanza al Trizivir, in particolar modo quando la via di eliminazione principale è la secrezione renale attiva, specialmente attraverso il sistema di trasporto dei cationi, come ad esempio trimetoprim.
Gli analoghi nucleosidici (ad esempio zidovudina, didanosina e zalcitabina) ed altri medicinali (ad esempio ranitidina, cimetidina) sono eliminati solo in parte per mezzo di questo sistema e non hanno mostrato di interagire con la lamivudina.
La somministrazione di trimetoprim/sulfametossazolo 160 mg/800 mg determina un aumento del 40% nella esposizione alla lamivudina, a causa del componente trimetoprim; il componente sulfametossazolo non interagisce.
Tuttavia, nessuna modifica posologica della lamivudina è necessaria, a meno che il paziente non abbia insufficienza renale (vedere paragrafo 4.2).
La lamivudina non ha alcun effetto sulla farmacocinetica del trimetoprim o del sulfametossazolo.
Quando è giustificata la somministrazione concomitante di co-trimossazolo il paziente deve essere tenuto sotto osservazione clinica.
Deve essere evitata la somministrazione di Trizivir in concomitanza con alte dosi di co-trimossazolo per il trattamento della polmonite da Pneumocystis carinii (PCP) e della toxoplasmosi. La somministrazione concomitante di lamivudina con ganciclovir o foscarnet per via endovenosa non è raccomandata fino a che ulteriori informazioni non siano disponibili.
La lamivudina può inibire la fosforilazione intracellulare della zalcitabina qualora i due medicinali siano usati contemporaneamente.
Pertanto non è raccomandato l'uso di Trizivir in associazione con zalcitabina.
Il metabolismo della lamivudina non coinvolge il citocromo CYP3A, rendendo improbabili le interazioni con medicinali metabolizzati attraverso questo sistema (ad esempio i PI e i non nucleosidi).
Interazioni relative alla zidovudina Dati limitati suggeriscono che la somministrazione concomitante di zidovudina e rifampicina riduce l'area sotto la curva (AUC) della zidovudina del 48% + 34%.
Tuttavia il significato clinico di tale osservazione è sconosciuto.
Dati limitati indicano che il probenecid aumenta l'emivita media e l'area sotto la curva della
concentrazione plasmatica della zidovudina attraverso una riduzione della glucuronidazione.
L'escrezione renale del glucuronide (e forse anche della zidovudina stessa), è ridotta in presenza di
probenecid.
In alcuni pazienti in terapia con zidovudina sono stati segnalati bassi livelli ematici di fenitoina,
mentre in un paziente si é osservato un incremento degli stessi.
Tali osservazioni suggeriscono che i
livelli di fenitoina devono essere attentamente controllati in pazienti che ricevono Trizivir e fenitoina.
In uno studio di farmacocinetica, la somministrazione concomitante di zidovudina e atovaquone ha
dimostrato una riduzione della clearance della zidovudina orale con un incremento del 35% + 23%
della AUC della zidovudina plasmatica.
Considerati i dati limitati disponibili, il significato clinico di
ciò non è conosciuto.
L'acido valproico o il metadone, quando somministrati in concomitanza con la zidovudina, hanno mostrato di aumentare l'AUC e ridurre corrispondentemente la sua clearance.
Poichè sono disponibili solo dati limitati, il significato clinico non è conosciuto. Altri medicinali, tra i quali, ma non solo, acido acetilsalicilico, codeina, morfina, indometacina, ketoprofene, naproxene, oxazepam, lorazepam, cimetidina, clofibrato, dapsone ed isoprinosina, possono alterare il metabolismo della zidovudina inibendo competitivamente la glucuronidazione o inibendo direttamente il metabolismo microsomiale epatico.
Prima di impiegare questi medicinali occorre vagliare attentamente la possibilità di interazioni, particolarmente per la terapia prolungata, in associazione con Trizivir.
La zidovudina in combinazione sia con la ribavirina o la stavudina antagonizza l'attività antivirale, in vitro.
L'uso concomitante sia della ribavirina che della stavudina con Trizivir deve essere evitato.
La terapia concomitante, in special modo la terapia acuta, con medicinali potenzialmente nefrotossici o mielosoppressivi (ad esempio pentamidina sistemica, dapsone, pirimetamina, cotrimossazolo, amfotericina, flucitosina, ganciclovir, interferone, vincristina, vinblastina e doxorubicina) può anche aumentare il rischio di reazioni avverse alla zidovudina.
Ove la terapia concomitante con Trizivir ed uno qualsiasi di questi medicinali si renda necessaria, ulteriore cautela andrà posta nel monitoraggio della funzionalità renale e dei parametri ematologici e, se richiesto, il dosaggio di uno o più farmaci deve essere ridotto.
Dati limitati, relativi a studi clinici non indicano un aumento significativo del rischio di reazioni avverse della zidovudina con co-trimossazolo (vedi informazioni sulle interazioni sopra riportate relative alla lamivudina e il co-trimossazolo), pentamina per aerosol, pirimetamina e aciclovir.
Si deve evitare la somministrazione concomitante di Trizivir con alti dosaggi di cotrimossazolo per il trattamento della polmonite da Pneumocystis carinii e della toxoplasmosi.
Gravidanza Trizivir non è raccomandato durante la gravidanza.
Non ci sono dati sull'uso di Trizivir in gravidanza.
Nella donna avviene il passaggio attraverso la placenta della lamivudina e della zidovudina, e per abacavir ciò è stato confermato negli animali.
Studi nell'animale con abacavir, lamivudina e zidovudina hanno dimostrato tossicità correlata alla riproduzione (vedere paragrafo 5.3).
Poichè i principi attivi di Trizivir possono inibire la replicazione del DNA, qualsiasi impiego, in particolare durante il primo trimestre, presenta un potenziale rischio per il feto. Allattamento Sia la lamivudina che la zidovudina sono escrete nel latte materno in concentrazioni simili a quelle ritrovate nel siero.
Ci si aspetta che abacavir sia secreto anche nel latte umano, benché ciò non sia stato confermato.
Pertanto si raccomanda che le madri non allattino al seno i loro bambini mentre vengono trattate con Trizivir.
Inoltre, si raccomanda che le donne con infezione da HIV non allattino al seno i loro bambini in nessun caso al fine di evitare la trasmissione dell'HIV.
Non sono stati effettuati studi sulla capacità di guidare veicoli e sull'uso di macchinari.
Lo stato clinico del paziente e il profilo degli eventi avversi di Trizivir devono essere tenuti in
considerazione se si considera la capacità del paziente di guidare o usare macchinari.
Generali Sono state riportate
reazioni avverse durante la terapia per la malattia da HIV con abacavir,
lamivudina e zidovudina, da sole od in associazione.
Poichè Trizivir contiene
abacavir, lamivudina e zidovudina, si possono attendere reazioni avverse
associate a questi composti.
Ipersensibilità ad abacavir
(vedere anche paragrafo 4.4): Negli studi clinici, circa
il 5% dei soggetti in trattamento con abacavir ha sviluppato una reazione di
ipersensibilità; alcuni di questi casi si sono rivelati pericolosi per la vita e
hanno avuto esito fatale nonostante le precauzioni assunte.
Tale reazione è
caratterizzata dalla comparsa di sintomi indicativi di coinvolgimento
multi-organico/sistemico.
Quasi tutti i pazienti che
sviluppano reazioni di ipersensibilità avranno febbre e/o rash (generalmente
maculopapulare o urticarioide) come parte della sindrome, tuttavia alcune
reazioni di ipersensibilità si sono manifestate senza rash o febbre.
I segni e i sintomi
associati con l'ipersensibilità ad abacavir sono riassunti nella Tabella 1.
Questi sono stati identificati sia dagli studi clinici sia dalla
farmacovigilanza successiva alla commercializzazione.
In alcuni pazienti con
reazioni di ipersensibilità si era inizialmente pensato che fossero affetti da
gastroenterite, patologia respiratoria (polmonite, bronchite, faringite) oppure
da malattia simil influenzale.
Questo ritardo
nella diagnosi di reazione di ipersensibilità ha comportato che la terapia
con abacavir sia stata continuata o iniziata di nuovo, con la conseguenza di una
reazione di
ipersensibilità più grave o di morte.
Pertanto nei pazienti che si presentino
con i sintomi di queste
malattie deve essere attentamente presa in considerazione la diagnosi di
reazione di ipersensibilità.
I sintomi generalmente
apparivano entro le prime sei settimane (tempo mediano di insorgenza 11
giorni) dall'inizio del trattamento con abacavir anche se tali reazioni possono
avvenire in ogni
momento della terapia.
Un attento controllo medico è necessario durante i primi
due mesi, con
consultazione medica ogni due settimane.
E’probabile che una terapia
non continua possa incrementare il rischio di sviluppo di sensibilizzazione
e quindi la comparsa di reazioni di ipersensibilità clinicamente significative.
Di conseguenza i pazienti devono essere avvisati dell'importanza di assumere
regolarmente Trizivir.
La riassunzione di Trizivir
o di qualsiasi altro medicinale contenente abacavir, dopo una reazione di
ipersensibilità, provoca un'immediata ricomparsa dei sintomi entro poche ore.
Tale ripresentazione dei
sintomi della reazione di ipersensibilità è generalmente più grave della forma
verificatasi all'inizio e
può comprendere sia ipotensione pericolosa per la vita sia la morte.
I
pazienti che sviluppano questa
reazione di ipersensibilità, devono interrompere Trizivir e non devono più
essere trattati con
Trizivir o con qualsiasi altro medicinale contenente abacavir (ad esempio
Kivexa, Ziagen).
Al fine di evitare un
ritardo nella diagnosi e di minimizzare il rischio di una reazione di
ipersensibilità
pericolosa per la vita, Trizivir deve essere sospeso definitivamente qualora non
si possa escludere
l’ipersensibilità anche quando altre diagnosi siano possibili (patologie
respiratorie, malattia simil
influenzale, gastroenterite o reazioni ad altri medicinali).
Reazioni di ipersensibilità
a rapida insorgenza, talora dimostratesi pericolose per la vita, si sono
verificate dopo che abacavir era stato assunto nuovamente da pazienti che, prima
di interrompere abacavir, avevano manifestato anche solo uno dei sintomi
principali dell’ipersensibilità (rash cutaneo, febbre, sintomi
gastrointestinali, respiratori o sintomi quali stato di torpore e malessere).
Il
sintomo più comune identificato in una reazione di ipersensibilità è stato il
rash cutaneo.
Tuttavia, in rarissimi casi sono state riferite reazioni di
ipersensibilità in pazienti che avevano ripreso la terapia e che non avevano
manifestato in precedenza sintomi di una reazione di ipersensibilità.
In entrambi i casi se si decide di riprendere Trizivir, ciò dovrà essere fatto
in un ambiente dove sia disponibile un pronto intervento medico.
Ciascun paziente deve essere
avvisato riguardo a questa reazione di ipersensibilità ad abacavir.
Tabella 1:
Riassunto dei segni e sintomi associati all'ipersensibilità ad abacavir (Segni e
sintomi riportati in almeno il 10% dei pazienti con una reazione di
ipersensibilità ad abacavir sono evidenziati in grassetto).
| Tratto gastrointestinale | Nausea, vomito, diarrea, dolore addominale, ulcerazioni della bocca |
| Neurologia/psichiatria | Cefalea, parestesia |
| Ematologia | Linfopenia |
| Fegato/pancreas | Alterazione dei test di funzionalità epatica, epatite, insufficienza |
| epatica | |
| Apparato | Mialgia, raramente miolisi, artralgia, creatin-fosfochinasi elevata |
| muscoloscheletrico | |
| Tratto respiratorio | Dispnea, mal di gola, tosse, sindrome da distress respiratorio |
| nell’adulto, insufficienza respiratoria |
| Cute | Rash (generalmente maculopapulare o urticarioide) |
| Urologia | Creatinina elevata, insufficienza renale |
| Varie | Febbre, stato di torpore, malessere, edema, linfoadenopatia, |
| ipotensione, congiuntivite, anafilassi |
Effetti
indesiderati riportati con i singoli principi attivi Le reazioni
avverse riportate con abacavir, lamivudina e zidovudina sono elencati nella
Tabella 2.
Esse sono riportate per organo, apparato/sistema e frequenza
assoluta.
Le frequenze sono definite come molto comune (>1/10), comune (>1/100,
<1/10), non comune (>1/1000, <1/100), raro (>1/10.000, <1/1000), molto raro
(<1/10.000). Si deve porre particolare
attenzione per escludere la possibilità di una reazione di ipersensibilità ogni
qualvolta si manifesti ciascuno di questi sintomi.
Tabella 2:
Reazioni avverse riportate
con i singoli componenti di Trizivir
| Abacavir | Lamivudina | Zidovudina |
| IMPORTANTE: per le informazioni sull'ipersensibilità ad abacavir vedi la descrizione sopra riportata nelle informazioni nel riquadro e nella Tabella 1 | ||
| Patologie del sistema emolinfopoietico | ||
| Non comune: neutropenia, anemia (entrambe talvolta gravi), trombocitopenia Molto raro: aplasia eritrocitaria pura | Comune: anemia, neutropenia e leucopenia Non comune: trombocitopenia e pancitopenia con ipoplasia midollare Raro: aplasia eritrocitaria pura Molto raro: anemia aplastica | |
| Disturbi del sistema immunitario | ||
| Comune: ipersensibilità | ||
| Disturbi del metabolismo e della nutrizione | ||
| Comune: anoressia | Raro: anoressia, acidosi lattica in assenza di ipossiemia, | |
| Disturbi psichiatrici | ||
| Raro: ansia, depressione | ||
| Patologie del sistema nervoso | ||
| Comune: cefalea | Comune: cefalea, insonnia Molto raro: neuropatia periferica (parestesie) | Molto comune: cefalea Comune: vertigini Raro: insonnia, parestesie, sonnolenza, perdita di concentrazione mentale, convulsioni |
| Patologie cardiache | ||
| Raro: cardiomiopatia | ||
| Patologie respiratorie, toraciche e mediastiniche | ||||
| Comune: tosse, sintomatologia nasale | Non comune: dispnea Raro: tosse | |||
| Patologie gastrointestinali | ||||
| Comune: nausea, vomito, diarrea Raro: pancreatite | Comune: nausea, vomito, dolore addominale, diarrea Raro: aumenti dell'amilasi sierica, pancreatite | Molto comune: nausea, Comune: vomito, dolore addominale e diarrea Non comune: flatulenza Raro: pigmentazione della mucosa orale, disgeusia, dispepsia, pancreatite | ||
| Patologie epatobiliari | ||||
| Non comune: transitori aumenti degli enzimi epatici (AST, ALT) Raro: epatite | Comune: innalzamenti dei livelli ematici degli enzimi epatici e della bilirubina Raro: disturbi epatici come grave epatomegalia con statosi | |||
| Patologie della cute e del tessuto sottocutaneo | ||||
|
Comune:
rash (senza sintomi sistemici) Molto raro: eritema multiforme,
sindrome di Stevens-Johnson e necrolisi epidermica tossica. |
Comune: rash, alopecia | Non comune: rash e prurito Raro: pigmentazione delle unghie e della pelle, orticaria e sudorazione | ||
| Patologie del sistema muscoloscheletrico e del tessuto connettivo | ||||
| Comune: artralgia, disturbi muscolari Raro: rabdomiolisi | Comune: mialgia Non comune: miopatia | |||
| Patologie renali e urinarie | ||||
| Raro: pollachiuria | ||||
| Patologie dell’apparato riproduttivo e della mammella | ||||
| Raro: ginecomastia | ||||
| Patologie sistemiche e condizioni relative alla sede di somministrazione | ||||
| Comune: febbre, stato di torpore, affaticamento | Comune: affaticamento, malessere, febbre | Comune: malessere Non comune: febbre, algie diffuse e astenia Raro: brividi, dolore toracico e sindrome simil-influenzale | ||
Reazioni avverse associate
ad abacavir Molte delle
reazioni avverse riportate di sopra si verificano comunemente (nausea, vomito,
diarrea, febbre, stato di torpore,
rash) nei pazienti con ipersensibilità ad abacavir.
Pertanto, i pazienti con uno
qualsiasi di questi sintomi devono essere attentamente controllati per una
possibile presenza di tale reazione di ipersensibilità.
Se Trizivir è stato
sospeso nei pazienti a causa della presenza di uno di questi sintomi e viene
deciso di riprendere un medicinale contenente abacavir, ciò deve essere fatto in
un ambiente dove sia disponibile un pronto intervento medico (vedere paragrafo
4.4).
Molto raramente sono stati riportati casi di eritema multiforme, sindrome
di Stevens Johnson e necrolisi epidermica tossica dove l’ipersensibilità ad
abacavir non poteva essere esclusa.
In tali casi i medicinali contenenti
abacavir devono essere definitivamente sospesi.
Reazioni avverse
ematologiche con zidovudina Anemia, neutropenia e
leucopenia insorgono più frequentemente ai dosaggi maggiori (1200 1500 mg/die)
ed in pazienti con malattia da HIV in fase avanzata (specialmente in caso di
ridotta riserva midollare antecedente al trattamento) e particolarmente in
pazienti con numero di cellule CD4 inferiore a 100/mm3.
Può rendersi necessaria la riduzione della posologia o la sospensione della
terapia (vedere paragrafo 4.4).
L'anemia può richiedere trasfusioni.
L'incidenza della
neutropenia é altresì aumentata nei pazienti che presentano basse conte dei
neutrofili, bassi livelli di emoglobina e vitamina B12 al momento dell'inizio
della terapia con zidovudina.
Acidosi lattica
Con l'uso di analoghi
nucleosidici sono stati riferiti casi di acidosi lattica, talvolta fatali, di
solito associati a grave epatomegalia e steatosi epatica (vedere paragrafo 4.4).
Lipodistrofia/anomalie
metaboliche La terapia antiretrovirale
di combinazione è stata associata alla ridistribuzione del grasso corporeo
(lipodistrofia) nei pazienti con infezione da HIV, inclusi la perdita di grasso
sottocutaneo periferico e facciale, l’aumento del grasso addominale e viscerale,
l’ipertrofia mammaria e l’accumulo di grasso dorsocervicale (gobba di bufalo).
La terapia antiretrovirale
di combinazione è stata associata ad anormalità metaboliche come
ipertrigliceridemia, ipercolesterolemia, insulino resistenza, iperglicemia e
iperlattatemia (vedere paragrafo 4.4 ).
Sindrome da riattivazione
immunitaria In pazienti affetti da HIV
con deficienza immunitaria grave al momento dell’inizio della terapia
antiretrovirale di combinazione (CART), può insorgere una reazione infiammatoria
a infezioni opportunistiche asintomatiche o residuali (vedere paragrafo 4.4).
Osteonecrosi Casi di osteonecrosi sono
stati riportati soprattutto in pazienti con fattori di rischio generalmente
noti, con malattia da HIV in stadio avanzato e/o esposti per lungo tempo alla
terapia antiretrovirale di combinazione (CART).
La frequenza di tali casi è
sconosciuta (vedere paragrafo 4.4).
Non esiste esperienza di sovradosaggio con Trizivir.
Non sono stati identificati sintomi e segni specifici in seguito a sovradosaggio acuto con zidovudina e lamivudina, se si escludono quelli indicati come effetti indesiderati.
Non sono stati osservati decessi e tutti i pazienti si sono ristabiliti.
Negli studi clinici sono state somministrate dosi singole fino a 1200 mg e dosi giornaliere di abacavir fino a 1800 mg.
Non è stata riportata alcuna reazione avversa inattesa.
Gli effetti di dosi più elevate non sono noti.
Se si verifica sovradosaggio, il paziente deve essere controllato per la comparsa di segni di tossicità (vedere paragrafo 4.8) e deve essere sottoposto a trattamento standard di sostegno, come necessario.
Poichè la lamivudina è dializzabile, nel trattamento del sovradosaggio potrebbe essere usata l'emodialisi continua, sebbene tale pratica non sia stata studiata.
L'emodialisi e la dialisi peritoneale sembrano avere effetti limitati sull'eliminazione della zidovudina, ma aumentano l'eliminazione del metabolita glucuronide.
Non è noto se abacavir può essere eliminato dalla dialisi peritoneale o dalla emodialisi.
Gruppo farmacoterapeutico -
inibitori nucleosidici della trascrittasi inversa, Codice ATC: J05AR04.
Meccanismo d'azione:
abacavir, lamivudina e
zidovudina sono tutti NRTI e inibitori potenti e selettivi del virus HIV-1 e
HIV-2.
Tutti e tre i medicinali sono metabolizzati in sequenza da chinasi
intracellulari a 5-trifosfato (TP).
La lamivudina-TP, carbovir-TP (la forma
trifosfata attiva di abacavir) e la zidovudina-TP sono substrati e inibitori
competitivi della trascrittasi inversa dell'HIV (TI).
Tuttavia, la loro
principale azione antivirale consiste nell'incorporazione della forma
monofosfato nella catena di DNA virale, con successiva interruzione della catena
stessa.
Abacavir, lamivudina e zidovudina trifosfato mostrano un'affinità
significativamente minore per la DNA polimerasi delle cellule ospiti.
La lamivudina ha dimostrato
di essere altamente sinergica con la zidovudina inibendo la replicazione
dell’HIV nelle cellule in coltura.
Abacavir mostra sinergia in vitro in
associazione con nevirapina e zidovudina.
Si è dimostrato avere effetti additivi
in associazione a didanosina, stavudina e lamivudina.
Resistenza in vitro:
la resistenza dell’HIV-1 alla lamivudina riguarda lo sviluppo di una mutazione
M184I o, più comunemente, una modifica dell’aminoacido in posizione 184
(mutazione M184V) vicino al sito attivo della trascrittasi inversa virale (TI).
Sono stati selezionati in
vitro isolati di HIV-1 resistenti ad abacavir: essi sono associati a
specifici cambiamenti genotipici nelle regioni del codone della trascrittasi
inversa (TI) (codoni M184V, K65R, L74V, e Y115F).
La resistenza virale
all'abacavir si sviluppa in modo relativamente lento in vitro, poiché
richiede mutazioni multiple per un aumento clinicamente rilevante nella EC50 sul
virus selvaggio.
Resistenza in vivo (pazienti naïve alla terapia):
varianti della mutazione M184V o M184I, compaiono nei pazienti con infezione da
HIV-1 trattati con una terapia antiretrovirale contenente lamivudina.
La maggior
parte dei pazienti che andavano incontro a fallimento virologico con un regime
contenente abacavir in uno studio clinico pivotal con Combivir (combinazione a
dose fissa di lamivudina e zidovudina) ha mostrato sia nessun cambiamento
correlato agli NRTI dalla situazione basale (15%) o la sola selezione di
mutazioni M184V o M184I (78%).
La frequenza di selezione complessiva per le
mutazioni M184V o M184I è risultata alta (85%) e non è stata osservata
selezione di mutazioni L74V, K65R e Y115F (vedere Tabella).
Sono anche state
osservate mutazioni di analoghi della timidina (TAMs) (8%) che venivano
selezionate dalla zidovudina (ZDV).
| Terapia | Abacavir + Combivir |
| Numero di soggetti | 282 |
| Numero di fallimenti virologici | 43 |
| Numero di genotipi in terapia | 40 (100%) |
| K65R | 0 |
| L74V | 0 |
| Y115F | 0 |
| M184V/I | 34 (85%) |
| TAMs1 | 3 (8%) |
1.
Numero di soggetti con
TAM ≥1.
Le mutazioni TAM potrebbero
essere selezionate quando analoghi della timidina vengono associati ad abacavir.
In una meta-analisi di sei studi clinici, le mutazioni TAM non sono state
selezionate da regimi contenenti abacavir senza zidovudina (0/127), ma sono
state selezionate da regimi contenenti abacavir e un analogo della timidina, la
zidovudina (22/86, 26%).
Inoltre, la selezione delle mutazioni L74V e K65R
veniva ridotta quando somministrato assieme a ZDV (K65R: senza ZDV: 13/127, 10%;
con ZDV: 1/86, 1%; L74V: senza ZDV: 51/127, 40%; con ZDV: 2/86, 2%).
Resistenza in vivo (Pazienti
già sottoposti alla terapia):
le varianti delle mutazioni M184V o M184I, compaiono nei pazienti con infezione
da HIV-1 trattati con una terapia antiretrovirale contenente lamivudina e
conferiscono un alto livello di resistenza alla lamivudina.
Similmente, la
presenza di mutazioni TAM fa emergere resistenza alla ZDV.
Negli isolati clinici di
pazienti con replicazione virale non controllata che sono stati pre-trattati con
altri analoghi nucleosidi e ai quali sono resistenti, è stata dimostrata una
riduzione clinicamente significativa della sensibilità ad abacavir.
In una meta
analisi di 5 studi clinici dove abacavir è stato aggiunto ad una terapia di
intensificazione, su 166 soggetti, 123 (74%) hanno sviluppato mutazioni M184V/I,
50 (30%) hanno sviluppato T215Y/F, 45 (27%) hanno sviluppato M41L, 30 (18%)
hanno sviluppato K70R e 25 (15%) hanno sviluppato D67N.
K65R era assente e L74V
e Y115F non erano frequenti (≤ 3%).
Il modello di regressione logistica del
valore predittivo del genotipo (aggiustato per la concentrazione plasmatica al
basale dell’HIV-1 RNA [vRNA], conta delle cellule CD4+, numero e durata delle
precedenti terapie antiretrovirali) ha mostrato che la presenza di 3 o più
mutazioni associate alla resistenza agli NRTI, era associata ad una ridotta
risposta alla 4° settimana (p=0,015) o a 4 o più mutazioni alla 24°settimana di
media (p≤0,012).
Inoltre, l’inserzione dell’amino acido nella posizione 69 o la
mutazione Q151M, generalmente trovata in combinazione con A62V, V751, F77L e
F116Y, provoca un alto livello di resistenza ad abacavir.
| Mutazioni nella Trascrittasi Inversa al basale | Settimana 4 (n = 166) | ||
| n | Cambiamento della mediana vRNA (log10 c/mL) | Percentuale con <400 copie/mL vRNA | |
| Nessuna | 15 | -0,96 | 40% |
| M184V sola | 75 | -0,74 | 64% |
| Qualsiasi altra mutazione NRTI | 82 | -0,72 | 65% |
| Altre due mutazioni NRTI associate | 22 | -0,82 | 32% |
| Altre tre mutazioni NRTI associate | 19 | -0,30 | 5% |
| 4 o più mutazioni NRTI-associate | 28 | -0,07 | 11% |
Resistenza fenotipica e
resistenza crociata:
la resistenza fenotipica ad
abacavir richiede la mutazione MI84V con almeno un’altra mutazione selezionata
da abacavir o la mutazione M184V con mutazioni multiple TAMs.
La resistenza
fenotipica crociata ad altri NRTI con la sola mutazione M184V o M184I è
limitata.
Zidovudina, didanosina, stavudina e tenofovir mantengono le loro
attività antiretrovirali contro tali varianti dell’HIV-1.
La presenza di M184V
con K65R fa emergere resistenza crociata tra abacavir, tenofovir, didanosina e
lamivudina e la presenza di M184V con L74V fa emergere resistenza crociata tra
abacavir, didanosina e lamivudina.
La presenza della mutazione M184V con Y115F
fa emergere resistenza crociata tra abacavir e lamivudina.
L’uso appropriato di
abacavir può essere facilitato usando gli attuali algoritmi di resistenza
raccomandati. E' improbabile la resistenza
crociata fra abacavir, lamivudina o zidovudina e antiretrovirali appartenenti ad
altre classi ad esempio i PI o gli NNRTI. Esperienza clinica
Uno studio clinico in doppio
cieco, randomizzato, controllato con placebo ha confrontato l'associazione di
abacavir, lamivudina e zidovudina con l'associazione di indinavir, lamivudina e
zidovudina, in pazienti mai sottoposti a trattamento (naive).
A causa
dell'alta proporzione di sospensioni premature (42% di pazienti hanno interrotto
il trattamento randomizzato entro la 48
a settimana)
non può essere tratta nessuna conclusione definitiva riguardo all'equivalenza
dei due regimi di trattamento alla 48a settimana.
Benchè sia stato osservato un effetto antivirale simile tra i regimi contenenti
abacavir ed indinavir, in termini di proporzione di pazienti con carica virale
non rilevabile (< 400 copie/ml; analisi intention to treat (ITT), 47%
versus 49%; come treated analysis (AT), 86% versus 94% per le associazioni
abacavir e indinavir rispettivamente), i risultati favorivano la combinazione
con indinavir in particolare nel gruppo di pazienti con alta carica virale
(>100.000copie/ml all'inizio del trattamento; ITT, 46% versus 55%; AT, 84%
versus 93% per abacavir e indinavir rispettivamente).
ACTG5095 è stato uno studio
randomizzato (1:1:1) in doppio cieco, controllato con placebo condotto su 1147
pazienti con infezione da HIV mai trattati con terapia antiretrovirale che
confrontava tre regimi: zidovudina (ZDV), lamivudina (3TC), abacavir (ABC),
efavirenz (EFV) verso ZDV/3TC/EFV, verso ZDV/3TC/ABC.
Dopo un follow-up mediano
di 32 settimane, la triplice terapia con tre nucleosidi ZDV/3TC/ABC ha mostrato
di essere inferiore dal punto di vista virologico rispetto agli altri due gruppi
a prescindere dalla carica virale all’inizio del trattamento (inferiore o
superiore a 100.000 copie/ml) con il 26 % dei soggetti nel gruppo ZDV/3TC/ABC,
il 16% nel gruppo ZDV/3TC/EFV e il 13% nel gruppo trattato con 4 farmaci
identificati come aventi un fallimento virologico (HIV RNA >200 copie/ml). Alla
48a settimana la percentuale di soggetti con HIV RNA < 50 copie/ml risultava
pari al 63 %, 80 % e 86% rispettivamente per i gruppi ZDV/3TC/ABC, ZDV/3TC/EFV
e ZDV/3TC/ABC/EFV.
Lo study Data Safety Monitoring Board ha interrotto il
braccio ZDV/3TC/ABC in quel momento a causa di un maggior numero di pazienti con
fallimento virologico.
I gruppi rimanenti hanno continuato in cieco.
Dopo un
follow-up mediano di 144 settimane, il 25 % dei soggetti nel gruppo
ZDV/3TC/ABC/EFV, il 26% dei soggetti nel gruppo ZDV/3TC/EFV venivano
identificati come aventi un fallimento virologico.
Non vi è stata alcuna
differenza significativa nel tempo di comparsa del primo fallimento virologico
(p=0.73, log-rank test) tra i due gruppi di trattamento. In questo studio
l’aggiunta di abacavir al gruppo ZDV/3TC/EFV non ha migliorato l’efficacia in
maniera significativa.
| ZDV/3TC/ABC | ZDV/3TC/EFV | ZDV/3TC/ABC/EFV | ||
| Fallimento virologico | 32 settimane | 26% | 16% | 13% |
| (HIV RNA >200 copie/ml) | 144 settimane | - | 26% | 25% |
| Successo virologico (48 settimane HIV RNA < 50 copie/ml) | 63% | 80% | 86% |
In uno studio clinico ancora
in corso, di oltre 16 settimane, in pazienti naive, l’associazione di
abacavir, lamivudina e zidovudina ha mostrato un effetto antivirale simile
all’associazione con nelfinavir, lamivudina e zidovudina.
Nei pazienti
naive per antiretrovirali, la tripla associazione di abacavir, lamivudina
e zidovudina, è stata superiore in termini di durata della risposta della carica
virale di 48 settimane rispetto alla lamivudina e la zidovudina.
In una
popolazione simile di pazienti la durabilità della risposta antivirale di 120
settimane è stata dimostrata approssimativamente nel 70% dei pazienti.
In pazienti naive per
antiretrovirali, trattati con un’associazione di abacavir, lamivudina,
zidovudina e efavirenz, in un piccolo studio pilota in aperto ancora in corso,
la percentuale di pazienti con una carica virale non rilevabile (<400 copie/ml)
era approssimativamente del 90% con un 80% che avevano < 50 copie/ml, dopo 24
settimane di trattamento.
In pazienti con una bassa
carica virale prima del trattamento (< 5.000 copie/ml) e con una moderata
esposizione alla terapia antiretrovirale, l'addizione di abacavir al precedente
trattamento che includeva lamivudina e zidovudina, ha prodotto un moderato
impatto sulla carica virale alla 48
a settimana.
Attualmente non ci sono dati
sull'uso di Trizivir in pazienti pesantemente pre trattati, in pazienti che
falliscono altre terapie o pazienti con malattia in stadio avanzato (cellule CD4
< 50 cellule/mm3).
In pazienti pesantemente pre
trattati il grado di beneficio di questa combinazione di nucleosidi dipenderà
dalla natura e dalla durata della precedente terapia che potrebbe aver
selezionato alcune varianti dell'HIV-1 con una resistenza crociata all'abacavir,
alla lamivudina e alla zidovudina.
Al momento ci sono dati
insufficienti sull'efficacia e la tollerabilità di Trizivir somministrato in
associazione con NNRTI o PI.
Assorbimento Abacavir, lamivudina e zidovudina sono rapidamente e ben assorbiti dal tratto gastrointestinale dopo somministrazione orale.
La biodisponibilità assoluta di abacavir, lamivudina e zidovudina negli adulti è di circa 83%, 80 - 85%, e 60 - 70% rispettivamente.
In uno studio di farmacocinetica in pazienti con infezione da HIV-1 i parametri farmacocinetici allo stadio stazionario di abacavir, lamivudina e zidovudina erano simili sia quando Trizivir veniva somministrato da solo, sia quando veniva somministrata l’associazione fissa di lamivudina/zidovudina e abacavir ed erano anche simili ai valori ottenuti in uno studio di bioequivalenza di Trizivir in volontari sani.
Uno studio di bioequivalenza confrontava Trizivir con abacavir 300 mg, lamivudina 150 mg e zidovudina 300 mg assunte insieme.
E’ stato anche studiato l'effetto del cibo sulla velocità ed il grado di assorbimento.
Trizivir ha mostrato essere bioequivalente ad abacavir 300 mg , alla lamivudina 150 mg e alla zidovudina 300 mg assunte come compresse separate per AUC0-∞ e Cmax.
Il cibo diminuiva il grado di assorbimento di Trizivir (leggera diminuzione della Cmax (media 18-32%) e incremento tmax (approssimativamente di 1 ora)), ma non influenzava l’assorbimento ( AUC0-∞).
Questi cambiamenti non sono considerati clinicamente significativi e nessuna limitazione nel cibo viene raccomandata durante l’assunzione di Trizivir.
Nei pazienti, alla dose terapeutica (una compressa di Trizivir due volte al giorno), le medie (CV) allo steady state delle Cmax di abacavir, lamivudina e zidovudina nel plasma erano 3,49 µg/ml (45 %), 1,33 µg/ml (33 %) e 1,56 µg/ml (83 %), rispettivamente.
I corrispondenti valori di Cmin non hanno potuto essere stabiliti per abacavir ed erano 0,14 µg/ml (70 %) per la lamivudina e 0,01 µg/ml (64 %) per la zidovudina.
Le AUC medie (CV) per abacavir, lamivudina e zidovudina nell’ambito di un intervallo di somministrazione di 12 ore erano 6,39 µg.ora/ml (31 %), 5,73 µg.ora/ml (31 %) e 1,50 µg.ora/ml (47 %), rispettivamente.
E' stato osservato un modesto incremento della Cmax (28%) della zidovudina quando somministrata assieme alla lamivudina, tuttavia l'esposizione complessiva (AUC) non è stata significativamente alterata.
La zidovudina non ha effetto sulla farmacocinetica della lamivudina.
Si è osservato un effetto di abacavir sulla zidovudina (riduzione del 20% della Cmax ) e sulla lamivudina (riduzione del 35% della Cmax).
Distribuzione Il volume medio apparente di distribuzione di abacavir, della lamivudina e della zidovudina, misurato negli studi per via endovenosa, è di 0,8, 1,3, e 1,6 litri/kg rispettivamente.
La lamivudina mostra una cinetica lineare nell'intervallo di dosi terapeutiche ed un limitato legame alla frazione proteica plasmatica più importante, l'albumina (<36% dell'albumina sierica in vitro).
Il legame della zidovudina con le proteine plasmatiche è del 34-38%.
Gli studi sul legame proteico in vitro indicano che abacavir ha un legame di grado basso-moderato (circa 49%) alle proteine plasmatiche a concentrazioni terapeutiche.
Ciò indica una bassa probabilità di interazioni con altri medicinali da spiazzamento del sito di legame delle proteine plasmatiche. Non sono prevedibili con Trizivir interazioni con spiazzamento dei siti di legame. I dati mostrano che abacavir, lamivudina e zidovudina penetrano nel sistema nervoso centrale (SNC) e raggiungono il liquido cerebrospinale.
I rapporti medi tra la concentrazione della lamivudina e della zidovudina nel liquor e nel siero, dopo 2-4 ore dalla somministrazione orale, sono stati di circa 0,12 e 0,5 rispettivamente.
Non è nota la reale entità del passaggio nel SNC della lamivudina ed il suo rapporto con una eventuale efficacia clinica. Studi con abacavir dimostrano la buona penetrazione nel liquido cefalorachidiano, con un rapporto delle AUC liquor/plasma compreso fra 30 e 44%.
Quando abacavir è somministrato alla dose di 600 mg due volte al giorno, i valori osservati delle concentrazioni di picco sono 9 volte superiori della IC50 di abacavir che è di 0,08 µg/ml o 0,26 µM.
Metabolismo Il metabolismo della lamivudina rappresenta una via di eliminazione minore.
La lamivudina viene escreta, immodificata, principalmente per via renale.
A causa del limitato metabolismo epatico (5-10%) e del basso legame nel plasma, è ridotta la probabilità di interazioni metaboliche di altri farmaci con la lamivudina.
Il 5'-glucuronide della zidovudina è il maggiore metabolita sia nel plasma sia nelle urine e rappresenta circa il 50-80% della dose somministrata eliminata attraverso l'escrezione renale.
La 3'-amino-3'-deossitimidina (AMT) è stata identificata come metabolita della zidovudina a seguito della somministrazione per via endovenosa.
Abacavir è principalmente metabolizzato dal fegato con approssimativamente il 2% della dose somministrata escreta dal rene, come composto immodificato.
Le vie metaboliche principali nell'uomo sono rappresentate dall'alcool deidrogenasi e dalla glucuronidazione con produzione di acido 5'-carbossilico e del 5'-glucuronide, che ammontano a circa il 66% della dose nelle urine.
Eliminazione L'emivita di eliminazione osservata per la lamivudina è di 5-7 ore.
La clearance sistemica media è circa 0,32 litri/ora/kg, e prevalentemente (>70%) renale attraverso il sistema di trasporto dei cationi organici.
Gli studi nei pazienti con compromissione renale mostrano che l'eliminazione della lamivudina è influenzata dalla disfunzione renale.
Nei pazienti con clearance della creatinina
<50 ml/min è necessaria una riduzione della dose (vedere paragrafo 4.2).
Da studi con la zidovudina per via endovenosa, l'emivita plasmatica terminale media era di 1,1 ora e la clearance sistemica media di 1,6 litri/ora/kg.
La clearance renale della zidovudina è valutata intorno a 0,34 litri/ora/kg, e ciò indica una filtrazione glomerulare e secrezione tubulare attiva da parte dei reni.
Le concentrazioni di zidovudina sono aumentate nei pazienti con compromissione renale in fase avanzata.
L'emivita media di abacavir è di circa 1,5 ore.
Dopo dosi orali multiple di abacavir 300 mg due volte al giorno non vi è significativo accumulo di abacavir.
L'eliminazione di abacavir avviene tramite metabolismo epatico con successiva escrezione dei metaboliti principalmente nelle urine.
I metaboliti e l'abacavir immodificato ammontano nelle urine a circa l'83% della dose di abacavir somministrata, la restante porzione è eliminata nelle feci.
Popolazioni speciali Compromissione epatica: non ci sono dati disponibili sull’utilizzo di Trizivir in pazienti con compromissione epatica. Dati limitati in pazienti con cirrosi epatica suggeriscono che può verificarsi accumulo di zidovudina in pazienti con compromissione epatica a causa della diminuzione della glucuronidazione.
Dati ottenuti in pazienti con compromissione epatica da moderata a grave mostrano che la farmacocinetica della lamivudina non è significativamente influenzata dalla disfunzione epatica.
Abacavir è principalmente metabolizzato dal fegato.
La farmacocinetica di abacavir è stata studiata nei pazienti con lieve insufficienza epatica (Child-Pugh score 5-6) che ricevevano una singola dose di 600 mg.
I risultati mostravano che vi era un aumento medio di 1,89 volte [1.32; 2.70] nella AUC di abacavir, e di 1,58 volte [1,22; 2,04] nell’emivita di eliminazione.
Non è possibile alcuna raccomandazione sulla riduzione della dose nei pazienti con compromissione epatica lieve a causa della considerevole variabilità della esposizione ad abacavir in questa popolazione di pazienti.
La farmacocinetica di abacavir non è stata studiata nei pazienti con insufficienza epatica moderata o grave.
Si prevede che le concentrazioni plasmatiche di abacavir siano variabili e aumentino in maniera considerevole in tali pazienti (vedere paragrafo 4.3).
Compromissione renale: l’emivita di eliminazione della lamivudina osservata va dalle 5 alle 7 ore.
La media della clearance sistemica della lamivudina è di circa 0,34 l/ora/kg con una predominante clearance renale (
> 70%) attraverso il sistema di trasporto dei cationi organici.
Studi in pazienti con compromissione renale mostrano che l’eliminazione della lamivudina è diminuita dalla disfunzione renale.
Da studi con zidovudina per via endovenosa, la media dell’emivita finale plasmatica è stata 1.1 ore e la media della clearance sistemica era di 1,6 l/ora/kg.
La clearance della zidovudina è stimata essere 0,34 l/ora/kg, indicando una filtrazione glomerulare e una secrezione tubulare attiva dei reni.
Le concentrazioni di zidovudina sono incrementate in pazienti con insufficienza renale avanzata.
Abacavir è metabolizzato principalmente dal fegato con approssimativamente il 2% di abacavir escreto nelle urine immodificato.
La farmacocinetica di abacavir in pazienti con malattia renale all'ultimo stadio è simile a quella dei pazienti con normale funzionalità renale.
Pertanto nessuna riduzione della dose è richiesta in pazienti con compromissione renale.
Poiché possono essere necessari aggiustamenti della posologia della lamivudina e della zidovudina si raccomanda di utilizzare preparazioni separate di abacavir, lamivudina e zidovudina nei pazienti con ridotta funzionalità renale (clearance creatinina
<50 ml/min).
Trizivir deve essere evitato in pazienti con malattia renale all’ultimo stadio (vedere paragrafo 4.3).
Anziani: non sono disponibili dati di farmacocinetica in pazienti di età superiore a 65 anni.
Non ci sono dati disponibili sul trattamento con l’associazione di abacavir, lamivudina e zidovudina negli animali.
Gli effetti tossicologici clinicamente rilevanti di questi tre medicinali sono anemia, neutropenia e leucopenia.
Mutagenesi e cancerogenesi Né l’abacavir, né la lamivudina né la zidovudina sono mutageni nei test sui batteri ma, come molti analoghi dei nucleosidi, presentano attività nei test in vitro sui mammiferi, come il test sul linfoma del topo.
Questo è consistente con la nota attività di altri analoghi nucleosidi.
La lamivudina non ha mostrato alcuna attività genotossica in studi in vivo a dosi che producono concentrazioni plasmatiche circa 40-50 volte più alte dei livelli plasmatici previsti in ambito clinico.
La zidovudina ha mostrato effetti clastogenici nel test del micronucleo sul topo e nei ratti dopo dosi ripetute per via orale.
Si è osservato un più alto numero di rotture cromosomiche nei linfociti del sangue periferico di pazienti con AIDS che ricevevano il trattamento con zidovudina. Uno studio pilota ha dimostrato che la zidovudina viene incorporata all’interno del DNA nucleare dei leucociti di soggetti adulti incluse le donne in gravidanza che assumono zidovudina come trattamento dell’infezione da HIV-1 o come prevenzione della trasmissione materno-fetale dell’infezione virale. La zidovudina viene anche incorporata nel DNA dei leucociti provenienti dal cordone ombelicale dei bambini nati da madri trattate con zidovudina.
Uno studio di genotossicità transplacentare condotto nelle scimmie ha confrontato la zidovudina da sola con l’associazione di zidovudina e lamivudina a livelli di esposizioni equivalenti a quelli raggiunti nell’uomo.
Lo studio ha dimostrato che i feti esposti in utero alla associazione andavano incontro a un livello maggiore di incorporazione di analoghi nucleosidici del DNA all’interno di vari organi fetali e avevano evidenziato un maggior accorciamento dei telomeri rispetto a quanto osservato nei feti di scimmia esposti alla sola zidovudina.
Il significato clinico di questi dati non è noto. Abacavir possiede una debole potenzialità di causare danno cromosomico in vitro ed in vivo ad alte concentrazioni, e pertanto ogni rischio potenziale deve essere valutato rispetto ai benefici attesi dal trattamento.
Il potenziale cancerogeno dell’associazione di abacavir, lamivudina e zidovudina non è stato valutato.
Negli studi a lungo termine di cancerogenesi per somministrazione orale nel ratto e nel topo, la lamivudina non ha mostrato potenziale cancerogeno. In studi di cancerogenesi nei topi e nei ratti con somministrazione orale di zidovudina sono stati osservati tumori dell'epitelio vaginale a comparsa tardiva.
Uno studio successivo di cancerogenesi intravaginale ha confermato l'ipotesi che i tumori vaginali erano il risultato di una esposizione locale a lungo termine dell'epitelio vaginale dei roditori a elevate concentrazioni di zidovudina non metabolizzata nelle urine. Non vi erano altri tumori in relazione alla somministrazione della zidovudina in entrambi i sessi delle due specie animali.
Inoltre sono stati condotti sui topi due studi di cancerogenesi transplacentare.
In uno studio condotto dal National Cancer Institute degli Stati Uniti, è stata somministrata zidovudina alle dosi massime tollerate a femmine di topo gravide dal 12o al 18o giorno di gestazione.
Un anno dopo la nascita c'è stato un aumento dell'incidenza di tumori del polmone, del fegato e dell'apparato riproduttivo femminile della prole esposta al livello di dose più elevato (420 mg/kg di peso corporeo a termine).
In un secondo studio, ai topi è stata somministrata zidovudina per 24 mesi a dosi fino a 40 mg/kg con l'inizio dell'esposizione nel periodo prenatale al 10o giorno della gestazione.
Le osservazioni collegate al trattamento erano limitate a tumori dell'epitelio vaginale a comparsa tardiva, riscontrati con incidenza e un tempo di insorgenza simile a quelli dello studio standard di cancerogenesi orale.
Il secondo studio pertanto, non ha fornito prove che la zidovudina possa essere un agente cancerogeno transplacentare.
Si è concluso che poichè l'incremento nell'incidenza di tumori osservato nel primo studio di cancerogenesi transplacentare rappresenta un rischio ipotetico, questo dovrebbe essere bilanciato da un dimostrato beneficio terapeutico. Gli studi di cancerogenesi mediante somministrazione orale di abacavir nel topo e nel ratto, hanno mostrato un aumento nell’incidenza di tumori maligni e benigni.
I tumori maligni si riscontravano nella ghiandola del prepuzio dei maschi e nella ghiandola del clitoride delle femmine di entrambe le specie e nei ratti nella ghiandola tiroide dei maschi, nel fegato, nella vescica urinaria, nei linfonodi e nel tessuto sottocutaneo delle femmine.
La maggior parte di questi tumori si verificava alle più alte dosi di abacavir di 330 mg/kg/die nel topo e di 600 mg/kg/die nel ratto.
L’eccezione era il tumore alla ghiandola del prepuzio che si verificava a dosi di 110 mg/kg nel topo.
L’esposizione sistemica senza effetti nel topo e nel ratto era equivalente a 3-7 volte l’esposizione sistemica nell’uomo durante la terapia.
Benchè il potenziale cancerogeno sia sconosciuto nell’uomo, questi dati suggeriscono che il rischio di cancerogenesi nell’uomo venga superato dal potenziale beneficio clinico.
Tossicità a dosi ripetute Negli studi di tossicologia abacavir ha mostrato di aumentare il peso del fegato nei ratti e nelle scimmie.
La rilevanza clinica di questa osservazione è sconosciuta.
Dagli studi clinici, non si evidenzia che abacavir sia epatotossico.
Inoltre non è stata osservata nell’uomo una autoinduzione del metabolismo di abacavir o induzione di altri medicinali metabolizzati a livello epatico.
A seguito della somministrazione di abacavir per due anni, è stata osservata lieve degenerazione del miocardio nel cuore del topo e del ratto.
Le esposizioni sistemiche erano pari a dosi da 7 a 24 volte l’esposizione sistemica attesa nell’uomo.
La rilevanza clinica di queste osservazioni non è stata determinata.
Tossicologia della riproduzione La lamivudina non si è dimostrata teratogena negli studi animali ma ha dimostrato di causare un incremento delle morti embrionali precoci nel coniglio ad esposizioni sistemiche relativamente basse comparabili a quelle ottenute nell'uomo.
Un simile effetto non è stato visto nel ratto anche ad esposizioni sistemiche molto alte.
La zidovudina ha effetto simile in entrambe le specie ma solo ad esposizioni sistemiche molto alte.
Alle dosi tossiche per la madre, la zidovudina somministrata ai ratti durante l'organogenesi ha comportato un incremento nell'incidenza delle malformazioni, ma non è stata osservata alcuna evidenza di anomalie fetali a dosaggi bassi.
Abacavir ha dimostrato tossicità nello sviluppo embrionale e fetale nel ratto ma non nel coniglio.
Queste osservazioni includevano diminuzione del peso corporeo del feto, edema fetale e incremento delle anomalie/malformazioni dello scheletro, morti precoci intra-uterine e nati morti.
A causa di questa tossicità embrio-fetale, non può essere tratta alcuna conclusione riguardo il potenziale teratogeno di abacavir.
Uno studio di fertilità nel ratto ha mostrato che abacavir non aveva effetti sulla fertilità maschile e femminile.
Similmente nè la lamivudina nè la zidovudina hanno effetti sulla fertilità.
La zidovudina non ha mostrato di interferire sul numero, sulla morfologia e sulla motilità degli spermatozoi nell'uomo.
Nucleo: cellulosa microcristallina, sodio amido glicolato (tipo A), magnesio stearato.
Rivestimento: Opadry green 03B11434 contenente: ipromellosa, titanio biossido, polietilen glicole, lacca di alluminio di color indaco-carminio, ossido di ferro giallo.
Non pertinente
2 anni
Conservare a temperatura non superiore ai 30°C
Trizivir compresse è disponibile in confezioni contenenti blister opachi in PVC/Aclar da 60 compresse o in flaconi di polietilene ad alta densità muniti di chiusura di sicurezza a prova di bambino contenenti 60 compresse.
Il medicinale non utilizzato deve essere smaltito in conformità alla normativa locale vigente
Glaxo Group Ltd Greenford Road Greenford Middlesex UB6 0NN Regno Unito Nome ed indirizzo del (dei) produttore (i) responsabile (i) del rilascio dei lotti Glaxo Operations UK Ltd, (trading as Glaxo Wellcome Operations), Priory Street, Ware, Hertfordshire, SG 12 0DJ, UK Autorizzazione alla produzione rilasciata il 30 giugno 1995 dalla Medicines Control Agency, Market Towers, 1 Nine Elms Lane, Vauxhall.
London SW8 5 NQ.
EU/1/00/156/002 - Confezione in blister (60 compresse) EU/1/00/156/003 - Confezione in flacone (60 compresse)
Medicinale soggetto a prescrizione medica limitativa (vedere Allegato I: Riassunto delle Caratteristiche del Prodotto, paragrafo 4.2).
Il titolare dell’autorizzazione all’immissione in commercio continuerà a presentare ad intervalli di sei mesi le relazioni periodiche di aggiornamento sulla sicurezza e altre informazioni di sicurezza relative agli aggiornamenti delle attività e degli studi sui meccanismi della reazione di ipersensibilità ad abacavir.
Data di prima autorizzazione: 28 Dicembre 2000 Data di rinnovo: 28 Dicembre 2005
Informazioni più dettagliate su questo medicinale sono disponibili sul sito web dell’Agenzia Europea dei Medicinali (EMEA): http://www.emea.europa.eu/.
|
|||||
Prontuariofarmaci. - Copyright © 2000-2009 - Anibaldi.it@Network - Tutti i diritti riservati. |