NOPAR 0,25 mg compresse NOPAR 1 mg compresse NOPAR compresse 75 compresse 0,05 mg + 6 compresse 0,25 mg
Ogni compressa contiene: Principio attivo: Pergolide mesilato 0,065 mg pari a pergolide 0,05 mg NOPAR 0,25 mg compresse Ogni compressa contiene: Principio attivo: Pergolide mesilato 0,326 mg pari a pergolide 0,25 mg NOPAR 1 mg compresse Ogni compressa contiene: Principio attivo: Pergolide mesilato 1,3 mg pari a pergolide 1 mg NOPAR compresse 75 compresse 0,05 mg + 6 compresse 0,25 mg Ogni compressa da 0,05 mg contiene: Principio attivo: Pergolide mesilato 0,065 mg pari a pergolide 0,05 mg Ogni compressa da 0,25 mg contiene: Principio attivo: Pergolide mesilato 0,326 mg pari a pergolide 0,25 mg Per gli eccipienti vedere sezione 6.1
Compresse.
Quando si ritiene opportuno un trattamento con un farmaco dopamino agonista, la pergolide è indicata come terapia di seconda linea in pazienti intolleranti alla terapia con farmaci non derivati dall’ergotamina o che non abbiano risposto a tale terapia, sia in monoterapia che in associazione alla levodopa (in associazione con un inibitore periferico della decarbossilasi) nel trattamento dei segni e sintomi della malattia di Parkinson.
Il trattamento deve essere iniziato sotto la supervisione di un medico specialista.
Il beneficio derivante da un trattamento continuato deve essere controllato periodicamente tenendo conto del rischio di reazioni fibrotiche e di valvulopatia (vedere sezioni 4.3, 4.4 e 4.8)
Esclusivamente per somministrazione orale a pazienti adulti.Pergolide in monoterapiaPer le fasi iniziali dell’impiego della pergolide in monoterapia si consiglia di seguire lo schema di titolazione riportato nella seguente tabella:SCHEMA POSOLOGICO PER LA FASE DI TITOLAZIONE
| MATTINO | GIORNO | SERA | ||
| GIORNI | Mg n° cpr Colore cpr | mg n° cpr colore cpr | mg n° cpr colore cpr | mg/die totali |
| 1°2°-4°5°-7°8°-10°11°-13°14°-17°18°-21°22°-24°25°-27°28°-30° | -- - ---- - --0,05 1 Giallo0,1 2 "0,1 2 "0,2 4 "0,25 1 Verde0,5 2 "0,5 2 "0,5 2 " | -- - --0,05 1 Giallo0,05 1 "0,1 2 "0,15 3 "0,2 4 "0,25 1 Verde0,25 1 "0,5 2 "0,5 2 " | 0,05 1 Giallo0,05 1 "0,1 2 "0,1 2 "0,15 3 "0,2 4 "0,25 1 Verde0,25 1 "0,25 1 "0,5 2 " | 0,050,100,200,300,400,600,751,001,251,5 |
Dopo
il
30°
giorno,
la
dose
giornaliera
deve
essere
gradualmente
incrementata
con
incrementi
nonsuperiori
a
0,25 mg
due
volte
alla
settimana
fino
al
raggiungimento
di
una risposta
terapeutica ottimale.Generalmente, la
pergolide viene somministrata in dosi frazionate 3 volte al giorno. Negli studi clinici con pergolide in monoterapia, la dose giornaliera media fu di 2,1 mg dopo tre mesidi trattamento e
di 2,51 mg dopo un anno. Pergolide in associazione alla levodopaLa somministrazione della pergolide deve essere iniziata con una singola dose giornaliera di 0,05 mg
per i primi due giorni.
In seguito, il dosaggio dovrebbe essere aumentato gradualmente da 0,1 fino a0,15
mg/die
ogni
terzo
giorno
nel
corso
dei
12
giorni
successivi.
La
posologia
può
essere
poi
aumentata di 0,25 mg/die ogni terzo giorno fino al raggiungimento della dose terapeutica ottimale.La
pergolide viene
usualmente
somministrata
in
3
dosi
giornaliere.
Durante
la
fase
di
titolazione
laposologia
della
levodopa/carbidopa
può essere ridotta con cautela.In
studi clinici,
la
dose
media
della
pergolide
con
efficacia
terapeutica
è
stata
pari
a
3
mg/die.
Il
dosaggio
concomitante
di
levodopa/carbidopa
(espresso
come
levodopa)
è
stato,
in
media,
di
650
mg/die circa.SCHEMA POSOLOGICO PER LA FASE DI TITOLAZIONE
| GIORNI | MATTINOmg n° colorecpr cpr | GIORNOmg n° colorecpr cpr | SERAmg n° colorecpr cpr | mg/die totali |
| 1°-2°3°-4°5°-6°7°-8°9°-10°11°-12°13°-14°15°-16°17°-18°19°-20°21°-22°23°-24°25°-26°27°-28°29°-30°dal 31° | -- - --0,05 1 Giallo0,05 1 "0,1 2 "0,15 3 "0,2 4 "0,25 1 Verde0,25 1 "0,25 1 "0,5 2 "0,5 2 "0,5 2 "0,75 3 "0,75 3 "0,75 3 "1 1 Rosa | -- - --0,05 1 Giallo0,1 2 "0,1 2 "0,15 3 "0,2 4 "0,25 1 Verde0,25 1 "0,5 2 "0,5 2 "0,5 2 "0,75 3 "0,75 3 "0,75 3 "1 1 Rosa1 1 " | 0,05 1 Giallo0,05 1 "0,1 2 "0,15 3 "0,15 3 "0,2 4 "0,25 1 Verde0,5 2 "0,5 2 "0,5 2 "0,75 3 "0,75 3 "0,75 3 "1 1 Rosa1 1 "1 1 " | 0,050,150,250,350,450,60,7511,251,51,7522,252,52,753 |
2L’uso della pergolide in dosaggi superiori a 5 mg/die (5000 microgrammi/die) non è raccomandato néin monoterapia, né in associazione a levodopa (vedere sezione 4-4).
Pazienti con ipersensibilità alla pergolide, a uno qualsiasi degli eccipienti, agli alcaloidi della segale cornuta o a sostanze strettamente correlate dal punto di vista chimico.
Storia clinica di fibrosi.
Evidenza anatomica di valvulopatia cardiaca a qualunque livello valvolare (ad es.
un ecocardiogramma che mostri ispessimento dei lembi valvolari, restringimento della valvola, restringimento-stenosi valvolare combinati).
Gravidanza accertata o presunta.
Allattamento.
Bambini (vedere sezione 4.4).
La pergolide mesilato nei soggetti affetti da porfiria acuta non deve essere somministrata poiché può provocare crisi di tale malattia.
I pazienti dovrebbero essere avvisati della necessità di iniziare la terapia con basse dosi e di aumentare progressivamente la dose con attenti aggiustamenti del dosaggio in un arco di tempo di 3.4 settimane (vedere sezione 4.2) per ridurre al minimo il rischio di ipotensione ortostatica e/o di ipotensione prolungata.
Generalmente, con una titolazione graduale, si sviluppa una tolleranza all'ipotensione.
In studi clinici controllati la pergolide mesilato associata a levodopa ha provocato allucinosi in circa il 14% dei pazienti contro il 3% dei pazienti che assumevano levodopa e placebo.
Dei pazienti arruolati, circa il 3% ha dovuto interrompere la terapia per l'intensità del fenomeno.
Non è stata osservata tolleranza a questo effetto indesiderato.
Come per la levodopa, si dovrebbe essere cauti nel somministrare pergolide a pazienti predisposti a sviluppare aritmie cardiache o con malattie cardiache concomitanti.
In uno studio di confronto con placebo, i pazienti che assumevano pergolide presentavano un numero significativaamente maggiore di episodi di extrasistolia atriale e di tachicardia sinusale.
Fibrosi e valvulopatia cardiaca:
Dopo uso prolungato di derivati ergotaminici, inclusa la pergolide, si sono verificati disturbi fibrotici e infiammatori a carico delle sierose, quali pleurite, versamento pleurico, fibrosi pleurica, fibrosi polmonare, pericardite, versamento pericardico, valvulopatia cardiaca con interessamento di una o più valvole (aortica, mitrale e tricuspide) o fibrosi retroperitoneale.
In alcuni casi, i sintomi o le manifestazioni della valvulopatia cardiaca migliorarono dopo l’interruzione del trattamento con pergolide.
Alcuni pazienti avevano presentato manifestazioni simili durante trattamento con bromocriptina.
Pergolide deve essere usato con cautela nei pazienti con una storia clinica di tali situazioni patologiche, specialmente in quei pazienti che hanno presentato queste manifestazioni durante trattamento con altri derivati ergolinici.
Pazienti con una storia clinica di tali situazioni devono essere attentamente controllati clinicamente e con adeguate indagini radiologiche e di laboratorio prima e durante la terapia con pergolide.
Prima di iniziare il trattamento:
Si raccomanda che prima di iniziare il trattamento tutti i pazienti effettuino una valutazione cardiovascolare, comprendente un ecocardiogramma, per stabilire la potenziale presenza di una patologia valvolare silente.
Nei pazienti con riflusso valvolare non è noto se il trattamento con pergolide possa peggiorare la malattia asintomatica.
Se viene diagnosticata una fibrosi valvolare, il paziente non deve essere trattato con pergolide (vedere sezione 4.3).
Ci sono alcune prove che un dosaggio più elevato e/o una esposizione prolungata aumentano il rischio di patologia valvolare.
Non è stato identificato nessun altro fattore di rischio specifico che predisponga i pazienti trattati con alcaloidi dell’ergot allo sviluppo di fibrosi.
Di conseguenza, dosaggi superiori a 5 mg/die (5000 microgrammi/die) non sono raccomandati (vedere sezione 4.2).
Durante il trattamento:
Le patologie fibrotiche possono avere un esordio insidioso e i pazienti devono essere costantemente monitorati per evitare il rischio di possibili manifestazioni di fibrosi progressive.
Si raccomanda un appropriato monitoraggio clinico e diagnostico per lo sviluppo della malattia valvolare o di fibrosi.
Un primo ecocardiogramma deve essere effettuato entro 3.6 mesi dall’inizio della terapia, dopodiché la frequenza del monitoraggio ecocardiografico deve essere determinata da una appropriata valutazione clinica individuale, ponendo particolare attenzione ai segni e sintomi sopramenzionati, ma sempre con una frequenza minima di 6.12 mesi.
3 Il trattamento con pergolide deve essere interrotto nel caso un ecocardiogramma riveli un nuovo riflusso valvolare o un aggravamento di un riflusso già esistente, un restringimento valvolare o un ispessimento dei lembi valvolari (vedere sezione 4.3).
La necessità di ulteriori controlli clinici (ad es.
esame clinico, attenta auscultazione cardiaca, radiografia, ecocardiogramma, T.A.C.) deve essere determinata su base individuale.
Pergolide è stata associata a sonnolenza e ad episodi di attacchi di sonno improvviso, particolarmente nei soggetti con malattia di Parkinson.
Molto raramente sono stati segnalati attacchi di sonno improvviso durante l’attività quotidiana, in qualche caso senza consapevolezza e senza segni premonitori.
I pazienti in trattamento con pergolide devono essere informati di questa eventualità ed avvertiti di usare cautela durante la guida o l'uso di macchinari.
I pazienti che hanno manifestato episodi di sonnolenza e/o un episodio di sonno improvviso devono astenersi dalla guida e dall'uso di macchinari.
Inoltre può essere presa in considerazione una riduzione del dosaggio o l'interruzione della terapia.
Decessi:
Nel corso di uno studio clinico controllato due pazienti (su 187) trattati con placebo ed uno (su 189) trattato con pergolide sono deceduti; 143 pazienti su 2.299 trattati durante gli studi clinici pre- marketing con pergolide sono deceduti durante la terapia o immediatamente dopo la sua cessazione.
Sembra comunque da escludere un rapporto di causalità poiché la popolazione trattata era composta prevalentemente da soggetti anziani, malati ed a rischio.
Non è da escludere, comunque, che la pergolide possa influenzare le aspettative di vita in questa popolazione.
Un'attenta analisi, caso per caso, del decorso clinico dei pazienti che sono deceduti, non ha evidenziato una particolare sintomatologia o specifici esami di laboratorio che possano far collegare i decessi all'uso della pergolide.
Il 68% dei pazienti deceduti aveva 65 anni o più.
Nessun decesso è avvenuto nel primo mese di terapia e la maggior parte dei pazienti deceduti era in trattamento con pergolide da anni.
La frequenza delle cause di morte è così ripartita:
apparato respiratorio 35%; cardiovascolare 30%; tumore 11%; sconosciuta 8,4%; infezioni 3,5%; sindrome extrapiramidale 3,5%; accidenti cerebrovascolari 2,1%; disfagia 2,1%; incidenti/traumi 1,4%; suicidio 1,4%; disidratazione 0,7%; glomerulonefrite 0,7%.
Un insieme di sintomi paragonabile alla Sindrome Maligna da Neurolettici (caratterizzata da temperatura corporea elevata, rigidità muscolare, stato di alterata coscienza, instabilità del sistema nervoso autonomo) in assenza di una qualsiasi altra etiologia nota, è stato riferito in associazione con una rapida riduzione della dose, con l'interruzione o con la modifica dello schema di somministrazione dei farmaci antiparkinsoniani, compresa la pergolide.
Tutti i pazienti con malattia di Parkinson dovrebbero essere sottoposti annualmente a controllo medico generale comprendente radiografia del torace, esame dell'apparato cardiovascolare, esame emocromocitometrico, test di funzionalità epatica e renale.
L'impiego di pergolide in pazienti in trattamento con levodopa può provocare e/o esacerbare preesistenti stati confusionali, allucinazioni e/o discinesie (vedere sopra).
L'improvvisa interruzione della terapia con pergolide in pazienti che la assumano in modo cronico e in associazione con levodopa, può essere seguita dall'improvvisa comparsa di allucinazioni e stato confusionale; questo fenomeno può comparire entro un periodo di alcuni giorni.
L'interruzione della terapia dovrebbe essere effettuata gradualmente anche se il paziente continua ad assumere levodopa.
I pazienti ed i loro familiari dovrebbero essere informati delle comuni conseguenze dell'impiego della pergolide e del rischio di ipotensione.
BAMBINI:
la sicurezza e l’efficacia del farmaco nei bambini non è stata studiata.
Tenere fuori dalla portata e dalla vista dei bambini.
I farmaci dopamino antagonisti come i neurolettici (fenotiazine, butirrofenoni, tioxantine) o la metoclopramide non dovrebbero essere somministrati in associazione con la pergolide (dopamino agonista) poiché possono diminuirne l'efficacia.
Poiché la pergolide si lega per circa il 90% alle proteine plasmatiche, si consiglia attenzione alla somministrazione concomitante di altri farmaci che possono interferire con il legame sieroproteico.
4 Non sono disponibili studi che valutino la terapia concomitante con warfarin.
Quando questi due farmaci sono prescritti in associazione, si deve controllare accuratamente la funzione coagulativa e, se necessario, si dovrebbe riaggiustare il dosaggio.
Per il rischio di ipotensione ortostatica e/o ipotensione marcata in pazienti in trattamento con pergolide, si dovrebbe porre molta attenzione alla contemporanea assunzione di farmaci antipertensivi.
L'uso della pergolide è controindicato durante la gravidanza.
Non esistono studi adeguati e ben controllati su donne in gravidanza.
In studi pre-registrativi si sono verificate 33 gravidanze con bambini nati sani e 6 gravidanze con nascita di bambini portatori di anomalie congenite; tuttavia non è stato evidenziato un nesso di causalità con il farmaco.
Non è noto se il farmaco venga escreto nel latte materno.
Il meccanismo di azione della pergolide fa supporre un'interferenza con l'allattamento.
Poiché molti farmaci sono escreti nel latte materno e, potenzialmente, si potrebbero verificare nel lattante effetti indesiderati gravi da pergolide mesilato, il medico dovrà decidere se far interrompere l'allattamento o la terapia, tenendo conto dell'importanza del farmaco per la madre.
Pazienti in trattamento con pergolide che presentino episodi di sonnolenza e/o di attacchi di sonno improvviso devono essere informati di astenersi dalla guida o dall'intraprendere qualsiasi attività in cui una alterata attenzione potrebbe esporre loro stessi od altri al rischio di grave danno o di morte (ad es.
durante l'uso di macchinari) fino a quando tali episodi ricorrenti e la sonnolenza non si siano risolti (vedere sezione 4.4).
Pergolide in monoterapia Gli effetti indesiderati osservati durante l’uso della pergolide in monoterapia, in genere corrispondono qualitativamente a quelli che si verificano quando la pergolide viene impiegata come trattamento aggiuntivo alla levodopa.
Negli studi clinici effettuati con la pergolide in monoterapia l’incidenza totale della nausea è stata più elevata di quella osservata negli studi in cui la pergolide fu impiegata come trattamento aggiuntivo.
Nel complesso, il 3,2% dei pazienti ha interrotto la terapia per nausea o per nausea e vomito.
Al contrario, negli studi in monoterapia è stata osservata un’incidenza inferiore di discinesie, allucinazioni e capogiro rispetto a quanto osservato negli studi in cui la pergolide fu impiegata come terapia aggiuntiva.
Pergolide in associazione con levodopa Gli effetti indesiderati elencati qui di seguito e presentati in ordine decrescente d'incidenza per sistema o apparato sono stati osservati nel corso di studi clinici controllati con placebo con una frequenza pari o superiore all'1% e con una frequenza significativamente superiore rispetto al placebo (P< 0.05).
Corpo in toto:
dolori, dolori addominali, febbre.
Apparato gastro-enterico:
nausea, vomito, dispepsia.
Sistema nervoso:
discinesie, allucinazioni, capogiro.
Pergolide può provocare sonnolenza e raramente è stata associata ad eccessiva sonnolenza diurna e ad episodi di attacchi di sonno improvviso.
Apparato respiratorio:
rinite, dispnea.
Organi di senso:
diplopia, disturbi visivi.
Cute ed annessi:
eruzione cutanea.
Altri eventi segnalati sono:
insonnia, stato confusionale, costipazione, diarrea, ipotensione ortostatica, extrasistolia atriale, tachicardia sinusale, palpitazioni e sincope.
Gli eventi che hanno indotto con maggior frequenza la sospensione della terapia sono stati quelli a carico del sistema nervoso centrale, principalmente allucinazioni e stato confusionale.
Alcuni effetti indesiderati (come discinesie e allucinazioni) sono osservati frequentemente nei pazienti che assumono levodopa, pergolide e/o altri dopamino agonisti.
Queste manifestazioni sono dose dipendenti e tendono a migliorare con la riduzione del dosaggio della levodopa o della pergolide.
Molto raramente le allucinazioni possono persistere dopo l'interruzione della pergolide.
L'ipotensione ortostatica e la nausea sono gli effetti indesiderati più frequentemente lamentati nella fase iniziale di titolazione.
5 L'incidenza di aumento degli enzimi epatici (SGOT, SGPT) per persona per anno di trattamento con pergolide è dello 0,75%.
Nella maggior parte dei casi il fenomeno è reversibile all'interruzione della terapia.
Rapporti successivi alla commercializzazione.
Segnalazioni spontanee di eventi avversi temporalmente associati alla assunzione di pergolide, successive alla commercializzazione e la cui etiologia può non essere attribuita al farmaco, comprendono la Sindrome Maligna da Neurolettici (S.N.M.).
Manifestazioni cliniche di tale sindrome sono:
iperpiressia, rigidità muscolare, acinesia, disturbi vegetativi (irregolarità del polso e della pressione arteriosa, sudorazione, tachicardia, aritmie), alterazioni dello stato di coscienza che possono progredire fino allo stupore e al coma.
Il trattamento della S.N.M.
consiste nel sospendere immediatamente la somministrazione del farmaco e di altri farmaci non essenziali e nell’istituire una terapia sintomatica intensiva (particolare cura deve essere posta nel ridurre l’ipertermia e nel correggere la disidratazione).
Dopo l’introduzione in commercio della pergolide, si sono avute segnalazioni di casi di fibrosi e di patologie infiammatorie a carico delle sierose come pleurite, versamento pleurico, fibrosi pleurica, fibrosi polmonare, pericardite, versamento pericardico, valvulopatia cardiaca e fibrosi retroperitoneale nei pazienti in trattamento con questo farmaco (vedere sezione 4.4).
L’incidenza della valvulopatia nei pazienti in trattamento con pergolide non è nota; comunque, sulla base di studi recenti sulla prevalenza del riflusso valvolare (l’indice ecocardiografico più sensibile per la valvulopatia restrittiva), la prevalenza del riflusso (virtualmente tutti casi asintomatici) potenzialmente attribuibile alla pergolide può essere dell’ordine del 20% o anche maggiore.
Sono disponibili informazioni limitate riguardo alla reversibilità di queste reazioni.
Non vi sono esperienze cliniche di marcato sovradosaggio.
Sono stati segnalati casi di sovradosaggio di 60 mg in un giorno, di 19 mg/die per 3 giorni o 14 mg/die per 23 giorni.
I sintomi e i segni che si sono manifestati sono stati:
vomito, ipotensione, agitazione psicomotoria, gravi allucinazioni, gravi movimenti involontari e formicolii agli arti superiori ed inferiori.
Un altro paziente, che ha assunto inavvertitamente 7 mg anziché gli 0,7 mg prescritti, ha manifestato palpitazioni, ipotensione ed extrasistolia ventricolare.
Il più alto dosaggio giornaliero (somministrato a diversi pazienti con malattia di Parkinson refrattario) ha superato i 30 mg.
La sintomatologia di sovradosaggio nell'animale comprende nausea, vomito, convulsioni, ipotensione e stimolazione del sistema nervoso centrale.
Trattamento:
si raccomanda l'impiego di misure di supporto sintomatico ed il monitoraggio della funzione cardiaca.
Può essere necessario l'impiego di farmaci antiaritmici.
E' necessario mantenere i valori pressori nella normalità.
In caso di segni di stimolazione del sistema nervoso centrale, può essere indicato l'impiego di una fenotiazina o altro neurolettico come i butirrofenoni.
Garantire la pervietà delle vie aeree del paziente e sostenere la ventilazione e la perfusione.
Controllare periodicamente e mantenere, entro limiti accettabili, i segni vitali del paziente (frequenza cardiaca, pressione arteriosa, attività respiratoria), l'emogasanalisi, gli elettroliti sierici, etc.
L'assorbimento intestinale dei farmaci può essere ridotto somministrando carbone attivo che, in molti casi, è più efficace del vomito indotto o del lavaggio gastrico; si consideri quindi il carbone come trattamento alternativo o in aggiunta allo svuotamento gastrico.
La somministrazione ripetuta del carbone attivo può facilitare l'eliminazione di alcuni farmaci che potrebbero essere stati assorbiti.
Controllare attentamente le vie aeree del paziente durante lo svuotamento gastrico e nell'uso del carbone.
La dialisi o l'emoperfusione non sembrano offrire vantaggi.
N04BC02 ANTIPARKINSONIANI.
AGONISTI DELLA DOPAMINA.
Pergolide è un farmaco dopamino agonista attivo sui recettori D1, D2 e D3.
Si ritiene che nella malattia di Parkinson la pergolide eserciti la sua azione terapeutica stimolando direttamente i recettori postsinaptici dopaminergici del corpo striato.
6 Inoltre, la pergolide riduce le concentrazioni di prolattina nell'uomo.
Provoca anche un aumento transitorio delle concentrazioni sieriche di ormone della crescita ed una riduzione delle concentrazioni di ormone luteotropo.
Nell'uomo, la pergolide è ampiamente metabolizzata.
Sono stati individuati almeno 10 metaboliti, inclusa la N-despropil pergolide, la pergolide sulfossido e la pergolide solfone.
Gli altri metaboliti non sono stati identificati.
Dopo somministrazione orale di principio attivo marcato ad individui sani, il 55% della radioattività è rilevata nelle urine, mentre il resto compare principalmente nelle feci.
Studi condotti su pazienti affetti da malattia di Parkinson hanno mostrato concentrazioni plasmatiche apprezzabili da 15 a 30 minuti dopo somministrazione orale.
Pergolide appare essere attivo a livello pituitario entro 30 minuti dall’assunzione orale, come risulta dal tempo necessario per ridurre i livelli plasmatici di prolattina.
La completa soppressione della prolattina si verifica 2 ore dopo la somministrazione della dose.
La pergolide si lega per circa il 90% alle proteine plasmatiche.
Nei pazienti affetti da malattia di Parkinson nei quali si misurino le concentrazioni sieriche del farmaco in condizioni di equilibrio dinamico (24.48 ore dopo l'inizio della terapia), la clearance plasmatica è compresa tra 1,3 e 1,7 L/kg/h; l'emivita sierica tra 7 e 16 ore; il volume di distribuzione tra 17 e 32 L/kg.
Uno studio di carcinogenicità della durata di due anni, effettuato nei topi e nei ratti utilizzando rispettivamente dosi fino a 340 e 12 volte la massima dose orale somministrata nell'uomo nel corso di studi clinici controllati (6 mg/die, equivalenti a 0,12 mg/kg/die), hanno messo in evidenza una bassa incidenza di neoplasie uterine sia nei ratti che nei topi.
Adenomi e carcinomi endometriali sono stati osservati nei ratti e sarcomi endometriali nei topi.
Questi risultati sono, probabilmente, attribuibili all'alto rapporto estro/progestinico conseguente, nei roditori, all'azione prolattino-inibente della pergolide.
Questi meccanismi endocrini non sono presenti nell'uomo.
Comunque non ci sono dati sull'uomo in trattamento con pergolide che permettano di concludere sull'assenza di un potenziale rischio.
In studi effettuati su topi e conigli somministrando dosi giornaliere di pergolide rispettivamente fino a 375 e 133 volte la dose massima giornaliera utilizzata nell'uomo (6 mg/die) in studi clinici controllati, non sono stati evidenziati danni al feto imputabili alla pergolide.
Il potenziale mutageno è stato valutato con una serie di test.
In un solo test (test di valutazione delle mutazioni puntiformi in cellule di mammifero) solamente dopo attivazione metabolica con microsomi epatici di ratto è stata osservata una debole risposta, mentre gli altri 5 test sono risultati negativi.
La ricaduta sull'uomo non è nota.
Alterazioni della fertilità sono state osservate nel topo ai livelli di dosaggio più elevati (5,6 mg/kg/die).
Questo fatto può essere correlato con la diminuzione dei livelli di prolattina.
NOPAR 0,05 mg compresse (a) lattosio, (b) carbossimetilcellulosa sodica, (c) polivinilpirrolidone, (d) magnesio stearato, (e) ossido di ferro E-172, (f) L-metionina.
NOPAR 0,25 mg compresse (a) lattosio, (b) carbossimetilcellulosa sodica, (c) polivinilpirrolidone, (d) magnesio stearato, (e) ossido di ferro E-172, (f) indigotina E-132 lacca di alluminio, (g) L-metionina.
NOPAR 1 mg compresse (a) lattosio, (b) carbossimetilcellulosa sodica, (c) polivinilpirrolidone, (d) magnesio stearato, (e) ossido di ferro E-172.
NOPAR compresse 75 compresse 0,05 mg + 6 compresse 0,25 mg Gli eccipienti sono di identica composizione qualitativa a quanto sopra riportato per le compresse di NOPAR 0,05 mg e di NOPAR 0,25 mg.
Nessuna. 7
2 anni.
Tale periodo di validità si riferisce al prodotto in confezionamento integro, correttamente conservato a temperatura ambiente (15.30°C).
Conservare il prodotto in un luogo asciutto ed al riparo dalla luce del sole.
Nopar 0,05 mg compresse è confezionato in blister da 30 compresse.
Nopar 0,25 mg compresse è confezionato in blister da 40 compresse.
Nopar 1 mg compresse è confezionato in blister da 20 compresse e da 50 compresse.
Le compresse presentano una tacca nella parte di mezzo che indica il loro punto di frazionamento.
NOPAR compresse 75 compresse 0,05 mg + 6 compresse 0,25 mg contiene 75 compresse gialle da 0,05 mg e 6 compresse verdi da 0,25 mg, confezionate in blister.
NOPAR compresse Deglutire le compresse con dell’acqua.
NOPAR compresse 75 compresse 0,05 mg + 6 compresse 0,25 mg La confezione NOPAR compresse 75 compresse 0,05 mg + 6 compresse 0,25 mg è da impiegare solo nei primi 14 giorni di terapia.
Una volta che la confezione è finita, rivolgersi al proprio medico per il proseguimento della terapia.
Seguire le istruzioni riportate sulla confezione, a meno che il medico non disponga altrimenti.
Ognuno dei calendarietti posti all’interno della confezione NOPAR compresse 75 compresse 0,05 mg + 6 compresse 0,25 mg riporta impressi i giorni di terapia, indicando il momento della giornata ed il numero di compresse da assumere per ciascuna dose.
Il calendarietto predisposto per i giorni di terapia 11 e 12, contiene una compressa gialla di riserva che deve essere assunta solo nel caso sia stata perduta una delle compresse gialle da assumere dal 1° al 12° giorno di terapia.
Le compresse verdi devono infatti essere assunte solo nei giorni di terapia 13 e 14.
Deglutire le compresse con dell’acqua.
L’assunzione delle compresse è indipendente dall’assunzione di cibo.
Se non si è certi del numero di compresse che devono essere assunte, rivolgersi al proprio medico.
Se si dimentica di assumere una dose, questa deve essere assunta non appena possibile.
Se si dimentica di assumere alcune dosi, rivolgersi al proprio medico per sapere che cosa fare.
Non interrompere l’assunzione del prodotto senza prima essersi consultati con il proprio medico.
Durante l’assunzione di Nopar, possono essere assunte altre medicine secondo il parere medico.
ELI LILLY ITALIA S.p.A.
Via Gramsci, 731/733 50019 Sesto Fiorentino (FI)
NOPAR 0,05 mg da 30 compresse: N° AIC 028507010 NOPAR 0,25 mg da 40 compresse: N° AIC 028507022 NOPAR 1 mg da 20 compresse: N° AIC 028507034 NOPAR 1 mg da 50 compresse: N° AIC 028507059 (confezione sospesa) NOPAR compresse 75 compresse 0,05 mg + 6 compresse 0,25 mg: N° AIC 028507046
8 Rinnovo dell’Autorizzazione: NOPAR 0,05 mg compresse: 29 Ottobre 1999 NOPAR 0,25 mg compresse: 29 Ottobre 1999 NOPAR 1 mg compresse: 29 Ottobre 1999 Prima Autorizzazione: NOPAR compresse 75 compresse 0,05 mg + 6 compresse 0,25 mg: 4 Novembre 1999
Giugno 2006 9
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