Myozyme 50 mg polvere per concentrato per soluzione per infusione endovenosa.
Un flaconcino contiene 50 mg di alglucosidasi alfa.
Dopo la ricostituzione, la soluzione contiene 5 mg di alglucosidasi alfa/ml e a seguıto della diluizione la concentrazione varia fra 0,5 e 4 mg/ml.
Per l’elenco completo degli eccipienti, vedere paragrafo 6.1.
Polvere per concentrato per soluzione per infusione endovenosa.
Polvere di colore da bianco a biancastro.
Myozyme è indicato per la terapia enzimatica sostitutiva (ERT) a lungo termine in pazienti con diagnosi confermata di malattia di Pompe (deficit di -glucosidasi acida). Non sono stati determinati i benefici di Myozyme nei pazienti con forma tardiva della malattia di Pompe (vedere paragrafo 5.1).
Il trattamento con Myozyme deve essere somministrato sotto controllo di un medico esperto nella gestione dei pazienti affetti da malattia di Pompe o da altre patologie metaboliche o neuromuscolari ereditarie.
La dose consigliata di alglucosidasi alfa è 20 mg/kg di peso corporeo, somministrati una volta ogni 2 settimane come infusione endovenosa.
Le infusioni vanno somministrate in modo incrementale.
L’iniziale velocità di infusione consigliato è 1 mg/kg/ora, con graduale aumento di 2 mg/kg/ora ogni 30 minuti in assenza di reazioni connesse all’infusione, fino al raggiungimento del tasso massimo di 7 mg/kg/ora.
Per una descrizione delle reazioni connesse all’infusione, vedere paragrafo 4.8.
Posologia nei bambini, adolescenti, adulti e anziani:
La sicurezza e l’efficacia di Myozyme sono state prevalentemente valutate nei bambini, in una fascia d’età compresa tra l’infanzia e l’adolescenza.
Non vi sono prove che dimostrino la necessità di speciali considerazioni al momento di somministrare Myozyme a bambini, adolescenti, adulti o anziani.
Non sono state valutate la sicurezza e l’efficacia di Myozyme in pazienti con insufficienza renale o epatica.
Pertanto, non è possibile avanzare alcuna raccomandazione in merito alla posologia specifica per questi pazienti.
La risposta dei pazienti al trattamento deve essere controllata regolarmente, basandosi su una valutazione esauriente di tutte le manifestazioni cliniche della patologia.
Ipersensibilità (reazione anafilattica) al principio attivo o ad uno qualsiasi degli eccipienti.
Reazioni anafilattiche ad esito potenzialmente fatale, compreso shock anafilattico, sono state osservate in alcuni pazienti nel corso di infusioni di Myozyme (vedere paragrafo 4.8).
Alcune di queste si sono verificate in pazienti affetti da malattia di Pompe ad esordio tardivo.
A causa del rischio di reazioni severe legate all'infusione, al momento di somministrare Myozyme è necessario poter disporre tempestivamente di idonee misure di supporto medico.
Nell'eventualità di reazioni severe o di tipo anafilattico, considerare l'immediata interruzione dell'infusione di Myozyme ed istituire tutto il trattamento medico del caso.
Attenersi agli standard clinici correnti per il trattamento di emergenza delle reazioni anafilattiche.
In circa il 39% dei pazienti trattati con Myozyme sono insorte reazioni connesse all’infusione, definite come qualunque evento avverso collegato insorto durante l’infusione o nelle ore successive all’infusione.
Talune reazioni sono state di entità severa (vedere paragrafo 4.8).
I pazienti trattati con dosi più elevate (40 mg/kg) tendevano a riferire più sintomi se insorgevano reazioni connesse all’infusione.
Si raccomanda di seguire da vicino i pazienti e di riferire tutte le reazioni connesse all’infusione, le reazioni tardive e le possibili reazioni immunologiche.
I pazienti con grave patologia (es.
polmonite, sepsi) al momento dell’infusione con Myozyme sembrano presentare un rischio maggiore di reazioni connesse all’infusione.
Prima di somministrare Myozyme è dunque necessario considerare in modo accurato lo stato clinico del paziente.
È necessario procedere con cautela nel somministrare nuovamente Myozyme ai pazienti nei quali insorgono reazioni connesse all’infusione (vedere paragrafi 4.3 e 4.8).
In presenza di effetti lievi e transitori potrebbe non essere necessario prestare cure mediche o sospendere l’infusione.
La riduzione della velocità di infusione, la temporanea sospensione dell’infusione e il pretrattamento dei pazienti, normalmente con antistaminici orali e/o antipiretici e/o corticosteroidi, hanno tutti consentito di gestire con efficacia gran parte delle reazioni avverse.
Possono insorgere reazioni legate all’infusione in qualunque momento dell’infusione di Myozyme o generalmente fino a 2 ore dopo, ed esse sono più probabili con velocità di infusione più elevata.
I pazienti affetti da malattia di Pompe a stadio avanzato possono presentare compromissione della funzione cardiaca e respiratoria, con potenziale predisposizione ad un maggiore rischio di gravi complicanze in seguito a reazioni legate all'infusione.
Pertanto, questi pazienti devono essere controllati più attentamente durante la somministrazione di Myozyme.
Durante gli studi clinici, gran parte dei pazienti ha sviluppato anticorpi IgG all’alfa-glucosidasi acida umana ricombinante (rhGAA), solitamente entro 3 mesi dall’inizio della terapia.
Per questo motivo si prevede che la maggior parte dei pazienti trattati con Myozyme svilupperà sieroconversione.
I pazienti trattati con dosi più elevate (40 mg/kg) tendevano a sviluppare maggiori titoli anticorpali.
Non sembra esservi correlazione tra l’esordio delle reazioni connesse all’infusione e il tempo della formazione di anticorpi.
Uno dei pazienti IgG-positivi valutati è risultato positivo per gli effetti inibitori dopo analisi in vitro.
Per via della rarità della patologia e della limitata esperienza attuale, non si è ancora stabilito con certezza l’effetto della formazione di anticorpi sulla sicurezza e sull’efficacia.
I titoli anticorpali devono essere controllati regolarmente.
In un paziente con forma infantile della malattia di Pompe, il quale aveva ricevuto dosi molto frequenti di rhGAA (10 mg/kg 5 volte la settimana) per un lungo periodo di tempo, è insorta sindrome nefrosica transitoria, risolta con la temporanea sospensione della ERT.
Non sono stati effettuati studi formali di interazione farmaco-farmaco con alglucosidasi alfa.
Poiché si tratta di una proteina umana ricombinante, alglucosidasi alfa è un candidato improbabile per le interazioni farmaco-farmaco mediate dal citocromo P450.
Myozyme non deve essere usato durante la gravidanza, se non in caso di assoluta necessità.
L’alglucosidasi alfa può essere escreta nel latte materno.
Poiché non si dispone di dati sugli effetti nei neonati esposti all’alglucosidasi alfa tramite il latte materno, si consiglia di interrompere l’allattamento durante il periodo di assunzione di Myozyme.
Non sono stati effettuati studi sulla capacità di guidare veicoli e sull’uso di macchinari con Myozyme.
Gran parte degli eventi avversi
riferiti in 39 pazienti con forma
infantile della malattia (vedereparagrafo 5-1) trattati con Myozyme
per un massimo di oltre un anno (76 settimane) nel corso di due studi clinici, era dovuta a manifestazioni
della malattia di Pompe e non era collegata alla somministrazione
di Myozyme.
La tabella 1 elenca le reazioni avverse collegate
al farmaco (ADR)
secondo la classificazione sistemico-organica.
Le ADR in elenco sono insorte
in più di 1 paziente
esono descritte come percentuale
dei pazienti affetta dall’ADR in
questione, con il numero
assoluto di pazienti indicato fra parentesi.
Le ADR
erano nella maggior parte dei
casi di intensità da lieve a moderata
e sono insorte pressoché
invariabilmente durante l’infusione
o nelle 2 ore successive
all’infusione (reazioni connesse
all’infusione).
Tra le reazioni
serie connesse all’infusione vi erano
orticaria, rantoli, tachicardia, ridotta saturazione di ossigeno, broncospasmo, tachipnea, edema
periorbitale e ipertensione.
Tutte queste ADR sono insorte in un singolo
paziente, fatta eccezione per
l’orticaria (riferita in 2 pazienti). Tabella 1-
| Classificazione sistemico- organica | Termine di preferenza | Frequenza
(n. dipazienti) N = 39 |
| Disturbi psichiatrici | Agitazione | 5% (2 paz.) |
| Alterazioni del sistema nervoso | Tremiti | 5% (2 paz.) |
| Alterazioni cardiache | Tachicardia | 8% (3 paz.) |
| Cianosi | 5% (2 paz.) | |
| Alterazioni del sistema vascolare | Vampe | 13% (5 paz.) |
| Ipertensione | 5% (2 paz.) | |
| Pallore | 5% (2 paz.) | |
| Alterazioni dell’apparatorespiratorio, del torace e del mediastino | Tosse | 8% (3 paz.) |
| Tachipnea | 8% (3 paz.) | |
| Alterazioni dell’apparatogastrointestinale | Vomito | 5% (2 paz.) |
| Alterazioni della cute e del tessutosottocutaneo | Orticaria | 13% (5 paz.) |
| Rash | 10% (4 paz.) | |
| Rash maculare | 5% (2 paz.) | |
| Eritema | 5% (2 paz.) | |
| Rash maculo-papulare | 5% (2 paz.) |
| Disordini generali e alterazioni delsito di somministrazione | Piressia | 15% (6 paz.) |
| Brividi | 5% (2 paz.) | |
| Analisi | Ridotta saturazione di oassigeno | 8% (3 paz.) |
| Innalzata creatina fosfochinasi-MBematica | -5% (2 paz.) | |
| Innalzata pressione arteriosa | 5% (2 paz.) |
Si è trattato con Myozyme
un numero limitato
di pazienti con
malattia
di Pompe
ad esordio tardivo(vedere paragrafo 5-1).
Fra le ADR riferite in 2 dei 9
pazienti con patologia tardiva trattati conMyozyme per 1 anno, nell’ambito di 3 diversi studi, vi erano
innalzata frequenza cardiaca,ipertensione, cefalea, freddo alle
estremità, parestesia,
vampe,
dolore nel sito di infusione,
reazioni nel sito di infusione,
innalzamento della pressione arteriosa
e capogiri.
I 2 pazienti con esordio tardivo nonhanno avuto
le stesse ADR.
Le ADR
erano di lieve
intensità e sono state
valutate come
reazioni
connesse all’infusione. Le reazioni legate
all’infusione in un totale
di 280 pazienti trattati con Myozyme
all’interno
di studi clinici e programmi di accesso
allargato, e riferite per più di 1 paziente, comprendevano
rash, vampe,
orticaria, piressia, tosse, tachicardia,
ridotta saturazione di ossigeno, vomito,
tachipnea, agitazione, aumento
della pressione arteriosa, cianosi,
ipertensione, irritabilità, pallore,
prurito, conati, brividi,tremore,
ipotensione, broncospasmo,
eritema, edema
del viso, sensazione di calore, cefalea,
iperidrosi, aumentata lacrimazione,
livedo reticularis,
nausea, edema periorbitale,
irrequietezza esibilo.
Le reazioni legate all’infusione
riferite come severe in più di 1 paziente
includevano piressia, ridotta saturazione di ossigeno,
tachicardia, cianosi e ipotensione.
È stato riportato un singolo
eventodi edema angioneurotico di intensità severa.
Reazioni
legate all'infusione
ad esito potenzialmentefatale, compreso
un paziente con shock anafilattico, sono state riferite per 3 dei 280 pazienti (vedere paragrafo 4-4).
Quaranta pazienti con reazioni ricorrenti
legate all'infusione, in intensità da moderata a
severa, sono stati valutati per la presenza di anticorpi
IgE
specifici per Myozyme; tre di essi hannodato esito positivo,
incluso un paziente che
ha manifestato una reazione anafilattica.
Non sono stati riportati casi di sovradosaggio.
Negli studi clinici si sono utilizzate dosi fino a 40 mg/kg di peso corporeo.
Categoria farmacoterapeutica: Prodotti – enzimi metabolici e dell’apparato
digerente.
Codice ATC: A16AB07 alglucosidasi alfa.Alglucosidasi alfa è una forma ricombinante
della glucosidasi alfa
acida umana
ed è prodotta mediante
tecnologia del DNA ricombinante
utilizzando colture di cellule di ovaio di criceto cinese (CHO). Malattia di Pompe La malattia
di Pompe
è una miopatia metabolica rara, con decorso progressivo e fatale.
La sua incidenza globale è stimata
in 1 su 40.000 nascite.
La malattia
di Pompe
viene anche denominatamalattia da accumulo
di glicogeno tipo
II (GSD-II), carenza di maltasi
acida (AMD) e glicogenosi di tipo II.
Appartiene al gruppo di malattie da accumulo
lisosomiale,
poiché è causata dalla carenza diuna idrolasi lisosomiale
riscontrata in natura, ossia la
-glucosidasi acida (GAA),
che degrada il glicogeno lisosomiale
a glucosio.
La carenza di questo enzima porta all’accumulo
di glicogeno in varie tipologie tissutali – principalmente
quelli cardiaci, respiratori e nel
muscolo
scheletrico – provocandouna cardiomiopatia
ipertrofica ed un progressivo indebolimento muscolare, inclusa la compromissione
della funzione respiratoria.In termini
di presentazione clinica, è possibile caratterizzare
la malattia
di Pompe
come uno spettro patologico che va dalla forma infantile a rapida progressione
(con esordio tipico della patologia
nelprimo
anno di vita e un’aspettativa di vita molto
breve), a una forma tardiva e a più
lenta progressione. La forma
infantile della malattia di Pompe è caratterizzata da un ingente deposito
di glicogeno in sede cardiaca e nel
muscolo
scheletrico, che porta invariabilmente
ad una rapida progressione della cardiopatia, generalizzata
debolezza muscolare
ed ipotonia.
Spesso lo sviluppo
motorio
si interrompedel tutto, o alternativamente dopo il raggiungimento dei principali stadi di sviluppo
motorio
si ha retrocessione.
Normalmente
il decesso è dovuto
ad insufficienza
cardiaca e/o respiratoria, prima del
raggiungimento di un anno di età.In uno studio retrospettivo della storia
naturale in pazienti con forma
infantile della malattia di Pompe
(n=168), l’età mediana di esordio del sintomi
era 2,0 mesi e quella del decesso era
9,0 mesi.
I tassi di sopravvivenza di
Kaplan-Meier a 12, 24 e 36 mesi erano
rispettivamente pari a 26%, 9% e 7%. È stata descritta
una forma atipica della malattia infantile di Pompe,
con progressione più lenta, caratterizzata da cardiomiopatia meno severa e dunque da prolungata sopravvivenza. La forma
tardiva della malattia
di Pompe
si manifesta
nella prima infanzia, in età pediatrica, nell’adolescenza
o persino nell’età
adulta ed ha una progressione
molto meno rapida rispetto alla forma infantile.
È normalmente
caratterizzata
da una sufficiente attività residua
della GAA tale daprecludere l’esordio
di cardiomiopatia, ma si è riferito un coinvolgimento
cardiaco fino al 4% circa dei pazienti con forma tardiva della patologia. I pazienti con malattia di Pompe
in forma tardiva
presentano tipicamente miopatia
progressiva, principalmente a carico dei muscoli
prossimali
della pelvi e del cingolo della
spalla, oltre a coinvolgimento
respiratorio di vario grado.
In ultima analisi questi sintomi
sfociano in profondadisabilità e/o nell’esigenza di
ricorrere ad un supporto per la ventilazione.
I tempi di progressione della patologia sono
molto variabili e imprevedibili,
con rapido deterioramento della
funzione muscolare
respiratoria e scheletrica
in alcuni pazienti, seguita da
perdita della deambulazione
ed insufficienza cardiaca, o con
progressione meno celere in altri pazienti.
Infine, taluni pazienti possono
presentare dissociazione nella
progressione del coinvolgimento
muscolare scheletrico e respiratorio. Si ipotizza che Myozyme
possa ripristinare l’attività della
GAA lisosomiale,
con conseguente stabilizzazione o ripristino della funzione dei muscoli cardiaci e scheletrici (inclusi quelli respiratori).
Per via dell’effetto
della barriera ematoencefalica
e delle dimensioni enzimatiche, è improbabile
la captazione di alglucosidasi alfa nel sistema
nervoso centrale. Forma infantile della malattia
di PompeLa sicurezza e l’efficacia di Myozyme
sono state valutate nell’ambito
di uno studio clinico , randomizzato,
in aperto e con controllo
storico, su 18 pazienti non ventilati con malattia di Pompe
infantile sviluppata entro i 6
mesi
di vita.
La coorte storica non trattata
è stata abbinata allapopolazione dello studio, sulla base di uno studio retrospettico
della storia naturale (n="4"2) in
pazienti con forma infantile della malattia di Pompe.
I pazienti
sono stati randomizzati a ricevere 20 mg/kg
oppure 40 mg/kg
ogni due settimane,
per un totale di 52 settimane.L’endpoint principale
dello studio era il tempo
intercorso fra la diagnosi e l’evento (morte e/o ventilazione
invasiva).
Tuttavia, non si è registrata la sopravvivenza senza ventilazione invasiva fra la popolazione
storica e non è possibile procedere a
un confronto di questo endpoint.
Dopo 52 settimanedi trattamento,
tutti i 18 pazienti trattati con Myozyme
erano in vita e 15 di essi non
richiedevanosupporto con ventilazione invasiva, mentre 1 dei 42 pazienti nella coorte storica era ancora in vita a 18mesi di età. Un confronto fra le curve di
sopravvivenza dalla data della diagnosi contro la popolazione
di controlloè stato eseguito
con analisi della regressione
di Cox per
i rischi proporzionali.
Dopo 52 settimane i pazienti trattati
con Myozyme
evidenziavano prolungata
sopravvivenza rispetto a una coorte storica non trattata (vedere la Tabella 2).Tabella 2:
Risultati per gli endpoint dello studio con
il
modello di regressione di Cox
| Pazienti trattati | Comparatore diriferimento storico | Endpoint | Rapporto traeffetto e rischio del trattamento | Intervallo diconfidenza del95% | Valore p |
| N=18 | N="4"2 | Sopravvivenza | 0,01 | (0,00, 0,10) | <0,0001 |
|
NB: I risultati sono derivati da un’analisi della
regressione di Cox per
i rischi proporzionali, che include iltrattamento come co-variabile
in funzione del tempo, ed anche l’età della
diagnosi e quella dell’esordio dei sintomi. I soggetti nel gruppo di riferimento storico erano i nati dal 1993 in poi. |
|||||
Gli indici ecocardiografici della cardiomiopatia
sono migliorati, come attestato dal
calo della massaventricolare sinistra (LVM).
Tutti i 12 pazienti per i quali si
disponeva di dati hanno evidenziato
un calo della LVM rispetto ai valori basali (riduzione
media
57,6%).Tredici pazienti (72,2%) hannoriportato
un miglioramento della funzione
motoria
rispetto ai livelli basali, come attestato dai punteggi della Scala motoria infantile Alberta
(AIMS) relativamente alle prestazioni motorie
correlate all’età.Fra il 72,2% e il 93,8% dei pazienti
mostrava
un mantenimento
o miglioramento della crescita
rispettoai valori basali dopo 26 settimane di
terapia con Myozyme. Le analisi dell’efficacia
non hanno dimostrato
differenze fra i gruppi delle 2 dosi
in termini di sopravvivenza,
sopravvivenza senza ventilazione
invasiva e sopravvivenza senza ventilazione, calo della LVM, aumento dei parametri della crescita e raggiungimento
di importanti stadi di sviluppo
motorio.
In base a questi risultati, si raccomanda la posologia di 20 mg/kg
a settimane alterne. Anche un secondo studio
clinico in aperto ha valutato la sicurezza e l’efficacia di Myozyme
in 21 pazienti con forma prevalentemente
atipica della variante
infantile della malattia
di Pompe,
di età compresa
fra i 6
mesi
ed i 3,5 anni all’inizio
del trattamento.
Questi
pazienti hanno ricevuto 20
mg/kgdi
Myozyme a settimane alterne, per un totale
di 52 settimane.
La sopravvivenza fra
i pazienti trattati è stata rapportata a quella in una coorte simile di soggetti storici non trattati,
con l’analisi
dellaregressione di Cox per i rischi
proporzionali (vedere la Tabella 3). Tabella 3:
Risultati per la sopravvivenza con il modello di regressione
di Cox
| Pazienti trattati | Comparatore diriferimento storico | Endpoint | Rapporto traeffetto e rischio del trattamento | Intervallo diconfidenza del95% | Valore p |
| N="2"1 | N="4"8 | Sopravvivenza | 0,29 | (0,11, 0,81) | <0,018 |
|
NB: I risultati sono derivati da un’analisi della
regressione di Cox per
i rischi proporzionali, che include iltrattamento come co-variabile
in funzione del tempo, ed anche l’età della
diagnosi e quella dell’esordio dei sintomi. I soggetti nel gruppo di riferimento storico erano i nati dal 1995 in poi. |
|||||
Si sono raccolti ulteriori dati
sull’efficacia per i primi 15 pazienti.
Nei 10 pazienti
che non ricorrevanoa supporto con ventilazione invasiva
alla visita basale, il 50% ne era ancora esente dopo 52 settimanedi trattamento,
mentre tutti i 5 pazienti che ricevevano
detto supporto alla visita basale
continuavano a richiederlo per l’intera
durata dello studio (uno era
deceduto prima della settimana 26).
Tredici dei 15 pazienti (86,6%)
con dati di follow-up mostravano
miglioramento degli indici
ecocardiografici per la cardiomiopatia
rispetto ai valori basali, come misurata
dal calo della LVM.
Nell’80-93,3%
dei pazientisi aveva mantenimento
o miglioramento dei parametri della crescita.
Sei pazienti
(40 %) mostravano
miglioramento
misurabile della funzione motoria, come attestato dall’aumento
dei punteggi basali equivalenti
all’età nella scala AIMS e/o Peabody Development Motor Scale (PDMS-2). Gran parte dei pazienti con malattia di
Pompe
infantile
trattati con Myozyme
dimostra
una migliorata funzione cardiaca,
oltre alla stabilizzazione
o al miglioramento
dei parametri della
crescita.
Nel contempo, le risposte motorie
e respiratorie alla terapia sono state più variabili.
I pazienti con forma infantile della malattia di Pompe
che hanno dimostrato
miglioramento
motorio
erano quelli confunzione
motoria
più conservata e ridotto tenore di glicogeno nel muscolo quadricipite
alla visitabasale.
È opportuno notare che una
maggiore percentuale di pazienti con migliori
esiti motori
mostra
stabilità o miglioramento
dei parametri di crescita (peso), mentre gran
parte dei pazienti – aprescindere dagli esiti motori
o dalle caratteristiche basali – evidenziano inversione della cardiopatia,
come
attestato dai cambiamenti
nel punteggio della
LVM.La totalità dei dati suggerisce che la
diagnosi e il trattamento precoci
possono rivelarsi critici
per conseguire i migliori risultati
in questi pazienti con forma
infantile della patologia.
Forma tardiva della malattia di Pompe Uno studio clinico in aperto ha
valutato la sicurezza
e l’efficacia
di Myozyme
in 5 pazienti con forma
tardiva della malattia di Pompe,
di età fra 5 - 15 anni all’inizio del trattamento.
Questi pazienti
hanno ricevuto 20 mg/kg di Myozyme
a settimane alterne, per un totale di 26 settimane.
Tutti i pazienti deambulavano
liberamente, e tranne uno non richiedevano
supporto con ventilazione
(nel caso di 1 paziente era necessario
ricorrere a ventilazione notturna
non invasiva).
Dei 3 pazienti con significativo
coinvolgimento
polmonare alla data di screening/visita
basale (con capacità vitale
espiratoria forzatada seduti fra 58 e 67%) due mostravano un miglioramento clinicamente
significativo della FVC (+11,5% e +16%) da seduti entro la settimana 26- La
valutazione della funzione motoria
ha dato risultati disparati. Dieci pazienti con
malattia di Pompe
tardiva a stadio avanzato (ossia non deambulanti
per 10/10 e dipendenti da ventilazione per 9/10) di
età compresa fra 9 e 54 anni sono stati
trattati con alglucosidasi alfa 20-40 mg/kg ogni 2 settimane, nell’ambito di programmi
di accesso allargato di durata fra 6 mesie 2,5 anni.
I benefici polmonari
osservati nei pazienti includevano un
miglioramento
clinicamente significativo della FVC pari al 35% in un paziente e riduzioni significative
nel numero di ore di supporto ventilatorio
necessarie in 2 pazienti.
In alcuni pazienti si sono osservati miglioramenti
della funzione motoria
con il trattamento,
incluso il ripristino di competenze motorie perse.
Un solopaziente non era deambulante.
In questo
gruppo di pazienti
si è anche osservata una risposta
variabilein termini
della funzione motoria. Registro PompeSi incoraggia il personale sanitario ad inserire i pazienti
diagnosticati con la malattia di Pompe
al sito:www.PompeRegistry.com.
Questo registro raccoglierà in via anonima
dati su questi pazienti.
Il“Pompe
Registry” ha
l’obiettivo
di migliorare la comprensione
della malattia
di Pompe
e dimonitorare
i pazienti e la loro risposta alla
terapia enzimatica
sostitutiva nel tempo, con il traguardo ultimo di migliorare gli esiti clinici
per questi pazienti.
In uno studio su 18 pazienti si è valutata la farmacocinetica di Myozyme in 15 pazienti con forma infantile della malattia di Pompe (tutti di età inferiore a 6 mesi all’inizio del trattamento), con somministrazione di dosi di 20 mg/kg o di 40 mg/kg di alglucosidasi alfa con infusione rispettivamente di durata approssimativa di 4 – 6,5 ore.
La farmacocinetica era proporzionale alla dose e non è cambiata nel tempo.
Dopo la prima e la sesta infusione di Myozyme, le concentrazioni plasmatiche massime (Cmax) erano in media fra 178,2 e 263,7 mg/ml, rispettivamente per la dose di 20 mg/kg e per quella di 40 mg/kg.
L’area media sotto la curva di concentrazione-tempo plasmatica (AUC) era fra 977,5 e 1.872,5 µgora/ml per il gruppo posologico di 20 mg/kg e per quello di 40 mg/kg.
La clearance plasmatica media era 21,9 ml/ora/kg, mentre il volume tipico di distribuzione allo steady-state (Vss) era pari a 66,2 ml/kg per entrambi i gruppi posologici, con scarsa variabilità fra pazienti (rispettivamente 15% e 11%).
L’emivita media di eliminazione plasmatica (t1/2) era 2,75 ore per i due gruppi.
Si è valutata la farmacocinetica di Myozyme anche in uno studio separato su 21 pazienti con malattia infantile di Pompe (tutti in età compresa fra 6 mesi e 3,5 anni), con somministrazione di dosi di 20 mg/kg di alglucosidasi alfa.
In 12 pazienti per i quali si disponeva di dati, AUC e Cmax erano pressoché pari ai valori riscontrati per la dose di 20 mg/kg nell’ambito dello studio precedente.
La t1/2 di circa 2.3 ore era anch’essa simile in questo gruppo di pazienti.
La farmacocinetica di Myozyme è stata inoltre valutata in uno studio su 5 pazienti con malattia di Pompe tardiva, di età compresa fra 6 e 15 anni, i quali hanno ricevuto 20 mg/kg di alglucosidasi alfa ogni 2 settimane.
Non sono emerse differenze nel profilo farmacocinetico di Myozime nei pazienti affetti dalla forma tardiva della patologia, rispetto a quelli affetti dalla sua forma infantile.
I dati pre-clinici non rivelano rischi particolari per l’uomo sulla base di studi di farmacotossicologia a dosi singole e ripetute.
Non sono emersi risultati avversi di rilievo da uno studio embriofetale nei topi.
I dati relativi a uno studio della fertilità e dei primi stadi di sviluppo embrionico nei topi non sono stati conclusivi.
Non si sono caratterizzati pienamente i potenziali effetti sulle funzioni riproduttive e di sviluppo.
Mannitolo Sodio fosfato monobasico monoidrato Sodio fosfato dibasico eptaidrato Polisorbato 80
In assenza di studi di incompatibilità, il medicinale non deve essere miscelato con altri prodotti.
18 mesi Dopo la diluizione si consiglia di utilizzare immediatamente il prodotto.
Tuttavia, si è dimostrata stabilità chimica e fisica per 24 ore a 2ºC – 8ºC, se il medicinale viene protetto dalla luce.
Conservare il frigorifero (2ºC – 8ºC).
50 mg di polvere in un flaconcino (vetro trasparente Tipo 1) con tappo (in butile siliconato) e sigillo (in alluminio), con copertura ad apertura a scatto (in plastica).
Confezioni da 1, 10 o 25 flaconcini.
È possibile che non tutte le confezioni siano commercializzate.
Myozyme deve essere ricostituito con acqua per preparazioni iniettabili e successivamente diluito con una soluzione di 9 mg/ml (0,9%) di cloruro di sodio e infine somministrato con infusione endovenosa.
Procedere alla ricostituzione e alla diluizione nel rispetto delle regole di buona prassi, in particolare relativamente all’asepsi.
Per via della natura proteica del prodotto potranno formarsi particelle nella soluzione ricostituita e nelle sacche destinate all’infusione.
Pertanto, nella somministrazione utilizzare un filtro in linea a basso legame proteico di 0,2 micron.
Si è dimostrato che l’uso di un filtro in linea di 0,2 micron rimuove le particelle macroscopiche e non porta a perdita apparente di proteine o di attività.
Determinare il numero di flaconcini da ricostituire in base al regime posologico per il paziente (mg/kg) e prelevare il numero necessario di flaconcini dal frigorifero per farli pervenire a temperatura ambiente (circa 30 minuti).
Poiché Myozyme non contiene conservanti, ciascun flaconcino è esclusivamente monouso.
Attenersi ad una tecnica asettica Ricostituzione Ricostituire ciascun flaconcino di Myozyme da 50 mg con 10,3 ml di acqua per preparazioni iniettabili.
Aggiungere l’acqua per preparazioni iniettabili lentamente e goccia a goccia lungo la parete del flaconcino, e non direttamente sul medicinale solido liofilizzato.
A questo punto inclinare e ruotare delicatamente ciascun flaconcino, senza capovolgerlo, ruotarlo velocemente o agitarlo.
Il volume ricostituito è pari a 10,5 ml contenenti 5 mg/ml ed ha l’aspetto di una soluzione trasparente, da incolore a giallo pallido, che può contenere particelle sotto forma di sottili filamenti bianchi o fibre traslucide.
Ispezionare immediatamente i flaconcini ricostituiti se si nota materiale particellare e scolorimento.
Se l’ispezione rivela particelle estranee diverse da quanto descritto sopra, oppure se la soluzione è scolorita, non utilizzare il prodotto.
Il pH della soluzione ricostituita è pari a circa 6,2.
Dopo la ricostituzione si consiglia di diluire tempestivamente i flaconcini (vedere sotto).
Diluizione Se il medicinale è ricostituito in base alla procedura sopra descritta, ciascun flaconcino conterrà 5 mg di alglucosidasi alfa per ogni ml.
Il volume ricostituito consente l’accurata aspirazione di 10,0 ml (pari a 50 mg) da ciascun flaconcino.
In seguito, diluire ulteriormente il volume aspirato come segue:
aspirare lentamente la soluzione ricostituita da ogni flaconcino, fino ad ottenere un volume pari alla dose per il paziente.
La concentrazione finale di alglucosidasi consigliata all’interno delle sacche per infusione va da 0,5 mg/ml a 4 mg/ml.
Eliminare l’aria all’interno delle sacche e inoltre asportare un volume equivalente di cloruro di sodio 0,9%, da sostituire con Myozyme ricostituito.
Iniettare lentamente il Myozyme ricostituito direttamente nella soluzione di cloruro di sodio 0,9%.
Capovolgere e frizionare delicatamente la sacca di infusione per miscelare la soluzione diluita.
Non agitare né scuotere in maniera eccessiva la sacca di infusione.
Somministrare non appena possibile la soluzione finale per infusione endovenosa.
Il prodotto non utilizzato ed i rifiuti derivati da tale medicinale devono essere smaltiti in conformità ai requisiti di legge locali.
Genzyme Europe B.V., Gooimeer 10, NL-1411 DD Naarden, Paesi Bassi
EU/1/06/333/001.003
{MM/AAAA}
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