GLIBORAL
- Ogni compressa contiene: Glibenclamide mg 5
Compresse
Diabete mellito non giovanile, non acidosico, in soggetti stenico-adiposi.
Si raccomanda di seguire scrupolosamente le indicazioni del medico circa il dosaggio, il momento della somministrazione e la dieta da seguire.
Il trattamento deve essere costantemente seguito dal medico.
Il dosaggio del Gliboral va stabilito in base alla situazione metabolica del paziente:
in genere si inizia il trattamento con mezza compressa per volta.
Dosi giornaliere superiori a 3 compresse non determinano, in genere un aumento dell'effetto.
Quando si sostituisce il Gliboral ad altri antidiabetici orali ad uguale tipo d'azione è importante conoscere la dose precedentemente impiegata e la situazione metabolica del paziente.
Le compresse si possono ingerire, senza masticarle, con un po' d'acqua.
Le sulfaniluree sono controindicate nel diabete insulino-dipendente, chetoacidosico, latente, sospetto, nel coma e nel precoma diabetico, negli stati prediabetici, in gravidanza, in caso di funzionalità renale od epatica gravemente compromessa e nell'insufficienza surrenalica.
L'uso degli ipoglicemizzanti orali del gruppo delle sulfaniluree deve essere limitato ai pazienti con diabete mellito sintomatico in età adulta e non chetogenico che non possa essere controllato con la dieta, e nei quali la somministrazione di insulina non è indicata. In concomitanza di traumi, interventi chirurgici, malattie infettive e febbrili, può rendersi necessario instaurare temporaneamente la terapia insulinica per mantenere un adeguato controllo metabolico.
L'azione ipoglicemizzante delle sulfaniluree può essere aumentata dal dicumarolo e derivati, dagli inibitori delle monoaminossidasi, dai sulfamidici, dal fenilbutazone e derivati, dal cloramfenicolo, dal probenecid, dal feniramidolo e dai salicilati; essa può essere invece diminuita dall'adrenalina, dai corticosteroidi, dai contraccettivi orali e dai diuretici tiazidici.
Vedi punto 4.3.
Nulla di particolare da segnalare.
Fenomeni ipoglicemici possono manifestarsi, sebbene raramente, in corso di terapia con sulfaniluree soprattutto in soggetti debilitati, in età avanzata, in caso di sforzi fisici inconsueti, di alimentazione irregolare o assunzione di bevande alcooliche, di compromissione della funzionalità renale e/o epatica (vedi ancheSpeciali avvertenze e precauzioni per l’uso). Molto rara è la comparsa di disturbi gastro-enterici (quali nausea e senso di pienezza epigastrica) e di cefalea; essi sono in relazione alla posologia ed in genere scompaiono con la riduzione di questa - se compatibile con il mantenimento dell'equilibrio metabolico. In pazienti in trattamento con sulfaniluree sono state talvolta riportate manifestazioni allergiche cutanee che sono però transitorie ed in genere scompaiono con il proseguimento della terapia. Molto rare ed in genere reversibili sono le alterazioni a carico del sistema emopoietico.
In caso di manifestazioni ipoglicemiche (vediEffetti indesiderati) somministrare carboidrati; nei casi più gravi, che raramente possono arrivare fino alla perdita della conoscenza, è necessario effettuare un'infusione lenta i.v.
di soluzione glucosata.
I pazienti devono essere istruiti a riconoscere i primi sintomi dell'ipoglicemia (che sono, in genere, cefalea, irritabilità e depressione nervosa, disturbi del sonno, tremore, forte sudorazione) onde poter avvertire tempestivamente il medico che deve essere informato anche in caso di malattie febbrili o disturbi digestivi intercorrenti.
La glibenclamide, come le altre sulfaniluree, esercita la sua azione ipoglicemizzante stimolando la secrezione di insulina da parte delle cellule insulari del pancreas. In base a studi molto recenti, pare inoltre accertato che la somministrazione di sulfaniluree modifichi direttamente le membrane cellulari, modificando la loro risposta nei confronti dell'insulina attraverso una variazione del numero dei recettori insulinici o una variazione della loro affinità per questo ormone.
Dagli studi effettuati risulta che, dopo la somministrazione orale di 5 mg di glibenclamide, i massimi livelli ematici vengono raggiunti dopo 2.4 ore.
L'eliminazione, sotto forma di metaboliti, avviene sia per via fecale che per via urinaria.
L'emivita di eliminazione è di circa 10 ore.
Dagli studi di tossicità acuta per via orale, effettuati in varie specie di animali, non è stato evidenziato alcun effetto tossico; le DL50 nel coniglio e nel cane sono risultate superiori a 10.000 mg/kg e superiori a 15.000 mg/kg nel topo e nella cavia. Gli studi di tossicità subacuta e cronica hanno evidenziato che la glibenclamide è dotata di una buona tollerabilità; in particolare non si sono constatate alterazioni del peso corporeo, delle condizioni generali, del tasso di mortalità, dei parametri ematologici e biochimici rispetto ai gruppi controllo. La glibenclamide si è dimostrata priva di effetti teratogeni e non ha influenzato la fertilità negli animali testati.
Lattosio, amido, silice precipitata, talco, magnesio stearato.
Non sono state riscontrate incompatibilità.
Mesi 60.
Da conservarsi in luogo asciutto.
Blisters termoformati da nastro di PVC rigido, sigillati per termosaldatura con nastro di alluminio filmato con resina termosaldante per PVC, confezionati in astuccio litografato di cartoncino. Astuccio da 30 compresse.
Nessuna specifica
Laboratori Guidotti S.p.A.
- Via Livornese 897 - PISA – La Vettola
Confezione da 30 compresse: AIC N° 022592012
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Novembre 1972
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Ottobre 2001
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